Il silenzio di fronte al male è male di per sé.
Non parlare è parlare. Non agire è agire. (D. Bonhoeffer)
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Trovare una certa corrispondenza tra la crescente violenza dei giovanissimi ed i messaggi che arrivano in uno smartphone fin dall'infanzia è oggi fin troppo facile.
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In diverse famiglie con adolescenti, preadolescenti e anche bambini sembra che non ce la si passi molto bene. E non parlo di quella piccola conflittualità che da sempre caratterizza la convivenza di generazioni diverse sotto lo stesso tetto.
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«Siamo tutti sulla stessa barca». In sé questa frase è vera: l'umanità è una sola, la terra è una sola, l'aria è una sola.
«Si vantavano di aver baciato o aver avuto rapporti intimi con delle ragazze scrivendo i loro nomi su un foglio bianco appeso in classe, visibile a tutti.
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Di Geolier all'Università di Napoli si è detto molto: il Procuratore Capo Nicola Gratteri ha speso parole di fuoco contro l'iniziativa: «queste cose lasciano senza parole, se molla l'università siamo alla fine».
Per capire come suona l'orchestra della comunicazione mainstream prendo spunto dalla partecipazione dei «La Sad» all'ultimo Festival di Sanremo con la canzone «Autodistruttivo».
Credo che sia giunto il momento di fermare le macchine e cercare di recuperare quel poco che si può recuperare di due generazioni immerse nel pantano dell'appaio-quindi-sono.
Chi pensa che il rapporto tra denaro facile, social network, promozione dei prodotti e condotte disperatamente devianti non esista, dopo questa doppia storia potrebbe anche ricredersi.
Interessarci di quello che avviene perpendicolarmente sotto il balcone di casa finisce per distrarci da quello che sta entrando dentro casa passando dalla porta principale.
Per far fonte all'invecchiamento della popolazione giapponese e per lasciare spazio ai giovani, il professor Yusuke Narita dell'Università di Yale (Connecticut-USA) ha suggerito ai suoi vecchi il «seppuku»: in sostanza, un suicidio di massa.