«Se fino a ieri poteva apparire una voce credibile, da oggi, Papa Francesco va annoverato tra i vecchi tromboni della Chiesa sulle questioni che riguardano la sessualità». Inizia così l'articolo di Alex Corlazzoli che su Il Fatto Quotidiano commenta gli «Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale» con la prefazione di Papa Francesco.

Documenti come questo rappresentano «passi indietro in contesti che ormai sono del tutto nuovi» fa eco padre Alberto Maggi su La Repubblica, che riprende anche Vito Mancuso: «Il fidanzamento serve alla conoscenza e i rapporti sessuali sono un grande e decisivo momento di conoscenza: di sé, del partner, e dell’armonia di coppia. Escluderli, come da sempre fa la dottrina cattolica, compreso l’attuale Papa, è un grave errore di natura etica». Ho preso queste citazioni come archetipo di un sentore e un sentire diffuso che merita un commento, non per mettermi a far polemica con gli autori.

La frase di cui tanto si parla è questa: «Non deve mai mancare il coraggio alla Chiesa di proporre la preziosa virtù della castità, per quanto ciò sia ormai in diretto contrasto con la mentalità comune». Diciamola tutta: in un mondo antropologicamente plurale, che la Chiesa Cattolica dica la sua mi pare il minimo, così come è lecito che venga criticata da chi la pensa diversamente.

Tuttavia va rilevato l'elevato quanto inaspettato numero di reazioni, così come il tone of voice, talvolta sarcastico, duro o persino offensivo. La domanda è: che problema c'è nel proporre o riproporre un modello di vita affettivo-sessuale  tra i tanti già esistenti, in un mondo relativista e che non fa male a nessuno?

Risulta altresì singolare che nessuno scandalo sia stato sollevato dai critici per un devastante processo legato alla maturazione affettivo-sessuale delle nuove generazioni: l'iper-sessualizzazione precoce dell'infanzia che permette anche a bambine prepuberi e senza scandalo pubblico, anzi tra gridolini di adulti entusiasti, di esibirsi in movenze da strip-club come ho appena finito di vedere in un video su Tik Tok; oppure consente a bambini di avere accesso alla pornografia, in un'età in cui non 'si dovrebbero' ma 'si devono' avere in mente pallone, trenini elettrici e bambole; oppure accetta di diffondere financo tra bambini da scuole elementari e nella massima normalità modelli musicali in cui l'esibizione erotica è il motivo dominante, con l'attivazione di un prevedibilissimo processo mimetico, di cui ho scritto in diverse occasioni.

Tra l'altro, è curioso che il gotha della comunicazione e dei commentatori non si sia accorto che Papa Francesco si era già espresso chiaramente su questo tema  in occasione dell'incontro dei giovani a Torino nel 2015: «E adesso, io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista ma vorrei dire una parola che non mi piace, una parola impopolare. (...) E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti!1». Ne sono stato testimone come direttore di quell'incontro, mi trovavo a due metri dal Papa e ho sentito la piazza ammutolirsi.  

In conclusione, siamo sicuri che le critiche al moralismo ecclesiale, non siano esse stesse moraliste più che pluraliste?


1Da Il vocabolario di Papa Francesco - Vol. 2
A cura di A. Carriero - Voce «Affettività»



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