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Con questo progetto, l’élite musicale globale ha fatto un passo in avanti, poiché i prodotti per giovanissimi che a vario titolo flirtano con droga e alcol, sesso in tutte le sue fluide sfumature, divertimento in tutte le sue orgiastiche variabili hanno saturato il mercato.

Per chi ha minimamente a cuore il bene o anche soltanto il benessere psicofisico dei più piccoli, il mondo artistico che andremo a visitare risulterà di difficile accettazione.

Questo va detto se si pensa che è una giovane artista di 17 anni ad introdurvi decine di milioni di fans, tra cui spiccano le ragazzine poco più che decenni. È tuttavia doverosa una premessa: non si sta giudicando l’artista-persona, piuttosto si sta valutando la sua proposta artistica e la sua pesante influenza nei processi educativi, ben sapendo che la responsabilità di un progetto mondiale non può essere attribuita ad una 17enne, ma agli adulti che la guidano e l'accompagnano.

Lei è Billie Eilish, è nata a Los Angeles (USA), ha iniziato a cantare a 11 anni ed è sulla scena da quando ne ha 15. Sono centinaia gli articoli in cui si parla di lei, in cui la si esalta come la pop star più popolare ed influente al mondo: secondo Sky TG24, ad esempio, «tutto il mondo ne parla»; secondo Forbes è «l’artista da tenere d’occhio nel 2019»; la rivista New Music Review (NME) sostiene che è «la giovane più chiacchierata del pianeta»; New Musical Express l’ha eletta «portavoce della Generazione Z», ovvero i nati tra il 1995 e il 2010.
Nel 2019 vince gli «MTV Video Music Awards» come migliore artista emergente ed il «Nikelodeon Kids’ choice awards» premio offerto dalla rete televisiva Nickelodeon dedicata all’intrattenimento «kids», ovvero all’infanzia e alla preadolescenza: questo per capire a che pubblico si rivolge. 

Sono due le iniziative che indicano cosa le sia stato assegnato da comunicare: la prima è l'interpretazione, nel 2017 e 2018, delle colonne sonore di «Tredici», la controversa serie televisiva prodotta da Netflix finita nell’occhio del ciclone per la sua correlazione non causale [«correlation not causation»] con l'aumento dei suicidi di adolescenti [cf Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry]; a «far scattare l’allarme una lettera spedita al Mirror da Rachael Warburton, mamma inglese di Jessica, 12 anni, fan della serie e trovata morta suicida.» [agi.it]; la scena clou del suicidio nella serie TV è stata infine tagliata, ma la noia di vivere, l’uso e l'abuso di droghe e sostanze psicotrope, il sesso nelle diverse varianti e anche una violenza sessuale sono lasciati alla visione acritica di ragazzini e ragazzine che, in assenza di adulti, traggono le loro conseguenze, come quella di uccidersi per punire chi li ha fatti soffrire o bullizzati. Terribile, nel senso letterale del termine: fa terrore. Come terrore e sgomento suscita la seconda delle due iniziative realizzate dall'artista nel 2019, ovvero l'album «When We All Fall Asleep, Where Do We Go?« [Dove andiamo quando ci addormentiamo?], in particolare due canzoni: «Bury a friend» [Seppellisci un amico] e «All the good girls go to hell» [Tutte le brave ragazze vanno all’inferno].

Non possiamo comprendere la portata del progetto artistico, senza riportare alcuni fotogrammi dei suoi video, utili a capire il livello della posta in gioco per chi la considera un idolo da seguire anche in un mondo da incubo, da cui si dovrebbe scappare a gambe levate, insieme alla protagonista minorenne: un mondo che flirta con abusi, stordimenti, sostanze psicotrope e, infine, il male-in-persona, Lucifero.
La copertina dell’album rappresenta la giovanissima artista con gli occhi senza pupille, che evocano l’anima perduta e la possessione, oltre ad incutere un'istintiva paura.

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Nel video di «Bury a friend» [Seppellisci un amico], l'artista viene rappresentata con gli occhi completamente neri, mentre cammina in maniera innaturale, senza gravità e viene sollevata da una forza invisibile: sono, tutte queste, iconografie della possessione che emergono sotto la fragile crosta della rappresentazione artistica e della narrativa.

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Nelle sequenze successive, diverse mani escono dal nulla ed iniziano a toccare la 17enne mentre lei appare incapace di reagire, con un volto che ricorda quello delle ragazze sotto effetto di sostanze psicotrope che subiscono abusi, vittime senza forza. Le mani la portano in giro per la stanza e lei non riesce ad opporre resistenza. Dove sono, perdonatemi, coloro che difendono le donne nelle pubblicità affinché non le si riduca a oggetto? Dove sono quando una ragazzina viene rappresentata così? 

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Qui la sottomissione non appare consensuale, come si capisce nellasequenza successiva, quando le mani che toccano e strattonano la ragazza le strappano i vestiti denudandone la schiena, dove poi infilzano diverse siringhe che iniettano una non ben definita sostanza. Intanto, lo stordimento continua. 

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Occorre fare attenzione anche al testo che accompagna questo video, che ci riporta alla fiction «Tredici», la quale, come dicevamo, romanticizza il suicidio: «voglio farla finita [uccidermi], io voglio, io voglio farla finita» [I wanna end me]. Il cerchio pare chiudersi perfettamente: l’adolescente che invoca per sé il suicidio mentre è rappresentata vittima di abusi è la stessa che accompagna musicalmente la fiction che narra una situazione di una ragazza suicida per motivi analoghi.

Il prosieguo del brano ci introduce alla canzone successiva con le parole «per i debiti che ho fatto, devo vendere la mia anima» [For the debt I owe, gotta sell my soul]. Siamo su un piano inclinato che porta dritti a «All the good girls go to hell» [Tutte le brave ragazze vanno all’inferno], brano presentato come inno contro il riscaldamento globale, la qual cosa, francamente, pare un aspetto marginale guardando il video e ascoltando le parole; siamo, dicevamo, su un piano inclinato che ci fa scivolare dove il male-in-persona, Lucifero, non è più presentato come figura oppositiva, violentemente contraria al bene, al bello e al buono, come nella musica satanica: qui la posta si fa molto più alta, perché si prende una ragazza giovanissima, bella, con lo sguardo annoiato in cui si può identificare la gran parte degli adolescenti e la si fa diventare Lucifero stesso, che non appare più in luce negativa, ma positiva.
Il video inizia con una scena del brano precedente «Bury a Friend » [Seppellisci un amico], in cui la giovanissima interprete, come dicevamo, viene denudata e pugnalata con siringhe; è a questo punto che si svela il vero significato del gesto: a Billie crescono ali sataniche, cade dal cielo e inizia a cantare «Il mio Lucifero si sente solo» [My Lucifer is lonely]. Come si vede nelle immagini sotto riportate, Billie stessa è Lucifero, con gli occhi neri svuotati dell’anima. Drammatico, tragico, terribile. Soprattutto se questo progetto artistico viene premiato da una TV per bambini e ragazzi.

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Con questo progetto, l’élite musicale globale ha fatto un passo in avanti: poiché i prodotti per giovanissimi che a vario titolo flirtano con droga e alcol, sesso in tutte le sue fluide sfumature, divertimento in tutte le sue orgiastiche variabili stanno saturando il mercato, si è compreso che ci vuole ben altro per stimolare i neuro-recettori dei giovanissimi sempre più in crisi di astinenza da novità.

Concludo con una considerazione, amara se volete: dalla musica passa tutto e passa prima che altrove e non possiamo educare le nuove generazioni senza conoscere che tipo di provocazioni stanno affrontando da sole, nella solitudine delle loro camere, con uno smartphone in mano, da una parte all’altra del globo, giacché sono oltre 5 miliardi i dispositivi mobili al mondo. Abbiamo visto dove siamo arrivati e possiamo capire dove arriveremo presto. E lo sappiamo: se non si fa argine, facendo un'azione educativa di critica esplicita a questi progetti,  il fiume prima sommerge le campagne, poi le case e infine anche i campanili. Siamo al punto che si vedono a malapena le loro croci fuori dalle acque. E far finta di niente è pur sempre un peccato di omissione, più grave per chi ha mezzi e strutture per intervenire e non lo fa. Nemmeno a dirglielo. Nemmeno a pregarli.

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Aggornamento del 15.11.2019

BILLIE EILISH CANTA [ANCORA] DI SUICIDIO

«Ho provato a urlare, ma la mia testa era sott'acqua»: canta così Billie Elish, la 17enne che sogna di lanciarsi dal Golden Gate Bridge di San Francisco, «il ponte dei suicidi», usato anche come immagine per il lancio planetario del brano «Everything I wanted» [Tutto quello che volevo], avvenuto il 13 novembre.

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Lo fa, dopo aver cantato «voglio farla finita, io voglio, io voglio farla finita» nel brano «Bury a friend» [Seppellisci un amico]; lo fa, dopo aver fatto da colonna sonora alla fiction «Tredici», che, secondo gli psichiatri americani del JAACAP, è associabile al significativo aumento dei suicidi tra i 10-17enni nel mese successivo il suo lancio; lo fa dopo essere stata trasformata in Lucifero nel video di «All the good girls go to hell» [Tutte le brave ragazze vanno all’inferno].  Chi pensa «mia figlia mica ascolta queste cose» provi a chiederlo a delle 11enni e ai loro amici: probabilmente avrà una grossa e cocente sorpresa. E non addossiamo la responsabilità ad una 17enne, ma condividiamola tra adulti: quelli che stanno dietro questo progetto, quelli che non capiscono o non vogliono capire, quelli che, pur capendo, non agiscono e quelli che pur capendo e potendo agire perchè è il loro mestiere, non fanno nulla. 

Marco Brusati

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