«Si sono introdotti in una scuola media di Novara, chiusa per il ponte del 25 aprile, e l'hanno vandalizzata, distruggendo alcuni crocifissi e danneggiando i muri di alcune aule con scritte sataniche e blasfeme, per poi postare sui social network i video delle scorribande. Un gruppo di minorenni, alcuni dei quali con meno di 14 anni, è stato identificato dalla polizia» [Ansa].

Stiamo parlando di ragazzini-bambini, alcuni minori di 14 anni e quindi non imputabili, non di una setta para-satanica di adulti alla Charles Manson. La cosa dovrebbe preoccupare tutti e non lo fa, limitandosi a ridurre il problema ad un fatto di cronaca con un relativo scandalizzarsi manieristico senza quella ricerca delle cause che potrebbe toccare pure interessi attualmente intangibili. 

Indagare i loro idoli estetico-artistici, che giochi frequentano fin da bambini i 'baby-vandali', potrebbe per esempio aiutare a dare una risposta, in un periodo storico in cui, come scrivevo in un precedente articolo, vediamo «diversi progetti artistici spostarsi verso l'area dell'occulto in maniera leggera e piacevole, abbassando la soglia di resistenza ed iniziando un'opera di normalizzazione della personificazione del Male che è Satana, simbolicamente o realmente che sia: flirtare con il demonio è divenuto accettabile (...) e 'raccomandabile'».

Il mondo educante, laico o religioso che sia, «troppo spesso rimane accecato dallo sfavillare della novità e dal battage normalizzante dei media, finendo per astenersi da un'analisi critica ed accettando, di fatto, quel che arriva. Per i formatori risulta invece sempre più importante comprendere la dinamica dei flussi culturali, da dove passano i contenuti e attraverso quali canali, così da offrire un'adeguata e precoce lettura della realtà in cui sono immersi coloro che sono chiamati ad educare. Pena il non conoscerli».

Senza collegare le cose come causa-effetto (mi raccomando!), sapere che molti ragazzini-bambini seguono un artista che si rappresenta in una scuola coperta con scritte blasfeme o sataniche potrebbe, dico 'potrebbe', offrire una qualche riflessione o no? Si può guardare il video cilccando sull'icona sottostante.

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Resta un fatto, a mio avviso: continuare a pensare che i bambini possano sentire, vedere e vivere tutto nella solitudine dei loro smartphone e poi avere la maturità per capire la differenza tra rappresentazione e realtà fisica, è semplicemente un pio esercizio di buona volontà, ingenuità e forse anche di codardia educativa. In tempi in cui si richiede eroismo.


© Marco Brusati
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