«In questa stanza siamo in due e forse siamo troppi. Fucile TAC-338, carica e scarica. Non sentirai più niente dopo questi colpi». Recita così un passaggio del testo di «No boyfriend», tratto da «Yang», ultimo album dell'artista Highsnob, invitato al Festival di Sanremo 2022 dove si esibirà insieme a Hu.

Il contesto narrativo fa capire con chi e di chi si sta parlando: una ragazza, una donna [«Baby, io non sono più il tuo boyfriend» e «Sei l'unica davvero che mi fot*e»].  Il tutto si svolge in un hotel [«amami...prima che sparisca da questo hotel»] e non ci sono altre presenze.

È difficile trovare significati diversi da quello immediato:  la «scarica», lo scaricare i «colpi», secondo il dizionario  italiano è, tra l'altro, proprio il «rapido susseguirsi di colpi sparati da una sola arma». «Non sentirai più niente» evocherebbe la perdita di coscienza. Inoltre, va anche detto che un teenager che ascolta questo genere di canzoni non è tenuto a fare l'esegesi degli scritti o ad applicare il circolo ermeneutico alla Dilthey, Heidegger o Gadamer. 

Il brano continua evidenziando la relazione attesa: «avevo detto ad una pazza: "sco**mi per gioco"»; «siamo sculture fatte di carbone e sarà soltanto la pressione a renderci diamanti»; «sto facendo un viaggio però non ti porto. Forse perché il viaggio è proprio su di te». 

L'Artista vanta anche alcune collaborazioni con Junior Cally che, due 'Sanremi' addietro, fu al centro dell'attenzione mediatica a partire da un mio precedente editoriale in cui evidenziavo la narrazione di un femminicidio nel brano «Strega», il quale, nonostante le accese polemiche, è ancora fruibile in rete come si può vedere cliccando sull'icona sottostante.

Insieme, nel recente passato, i due Artisti hanno realizzato il brano «Arkham», il cui testo, cantato da Highsnob, recita così: «me la chia*o di brutto mentre legge Nietzsche. Lo prende con filosofia»: in linea con l'abbondante produzione del genere, la donna viene rappresentata come corpo senza nome, i cui interessi intellettuali passano in secondo piano. In questo brano ascoltiamo anche espressioni come: «voglio vedervi schizzare la testa. Sopra a questo collo ci ballo il flamenco. Se vuoi, ti ascolto, ma devi ammazzarti come Luigi Tenco». Luigi Tenco, artista morto suicida proprio durante un Festival di Sanremo, nel 1967.Si può vedere il video cliccando sull'icona sottostante.

Spesso si sente dire che le canzoni sono fiction, per cui dobbiamo distinguere tra persona e personaggio.

Per un cantante Trap o Hip-Hop questo non può essere vero quando canta in prima persona le sue esperienze di vita e le ribadisce sui Social. La distinzione tra persona e personaggio, poi,  non appartiene ai  giovanissimi che vedono dei modelli nel loro cantanti preferiti, il cui comportamento è oggetto di ammirazione e sequela, nel silenzio del mondo adulto, terrorizzato dal non sembrare alla moda. Questo fatto ci viene confermato proprio da Highsnob in un'intervista dal sapore auto-critico: «E’ successo che io stesso avessi fatto un video con la codeina e ho visto che i feedback dei miei fan più giovani. Erano entusiasti, esaltatissimi, volevano sapere, volevano provare anche loro» [A. Salvini - La Provincia di Como]. 

Nel web si vive un presente eterno ed ha poco senso distinguere nettamente tra un prima e un dopo, perché tutto è. Tuttavia, ipotizzando per un momento che i brani più recenti siano quelli più rappresentativi, andiamo a dare un'occhiata al testo di «Wannabe Vol. 3», brano dell'ultimo album «Yang» realizzato in collaborazione con Junior Cally e Enzo Dong. Sentiamo: «tu non hai mai visto un G-lock», una frase in cui l'Artista «critica chi parla di strada e armi senza però aver mai vissuto le situazioni che raccontano e li definisce falsi» [cf. genius.com]; «per 'sti cash, per 'ste bit*h [put**ne], frate' diventiamo crazy [pazzi]»; c'è infine anche la consueta descrizione della donna come preda 'rubata' al maschio, quando, nella parte affidata a Junior Cally, sentiamo: «io vi faccio male, killo te [ti uccido, met.] e poi mi fot*to la tua tipa». 

Andando oltre questo singolo progetto, ci sono due considerazioni conclusive da fare.

La prima: è urgente iniziare un cammino di convergenza tra creativi e mondo educante, che adesso si trova dall'altra parte della strada a orientare e riorientare le nuove generazioni, con pochi mezzi o nessuno del tutto, non di rado visto come residuo anacronistico e incapace di progredire verso le nuove dimensioni dell'umano digitale; un mondo che viene tirato fuori per qualche ora dalla naftalina mediatica quando magari dei giovanissimi mettono in pratica quanto vedono e sentono in rete dai loro idoli.

La seconda: le critiche che si fanno su queste pagine (ai contenuti e non alle persone) hanno la finalità ultima di far prendere coscienza che i giovanissimi fruitori di questo tipo di progetti artistici hanno bisogno di essere educati, non sedotti; accompagnati, non ammaliati; aiutati ad uscire dalle bolle, non confermati nelle stesse; pesati nel loro irripetibile valore, non contati come like. Perché l'educazione è cosa di tutti, non solo di famiglia e scuola, è armonia tra le parti per il bene di una persona che si rispecchia poi nel bene comune. Nessuno, con le sue scelte, se ne può chiamare fuori. Nemmeno quando si sceglie un progetto piuttosto che un altro per un Festival.

Utopia? Può darsi, ma è quanto basta per iniziare il cambiamento. 


© Marco Brusati
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