banner 1milione di letture

bli1112.png

Tacere non è un'opzione. Eppure non esce una parola. Ne diciamo una qui, sperando che serva anche a una sola persona.

Ai Grammy 2021, il più importante premio musicale globale, «non è rimasta a mani vuote neanche Billie Eilish, rivelazione dell’edizione 2020, sorpresa di aver intascato due statuette anche quest’anno: la cantautrice 19enne è stata premiata nella categoria Best Song Written for Visual Media per il brano “No Time to Die”, ma soprattutto ha vinto nella categoria Record of the Year per “Everything I Wanted”» [Corriere].

La rivista specializzata RollingStone ci dice di cosa parla la canzone premiata: «Billie Eilish l’ha sognato davvero. Ha immaginato di percorrere il Golden Gate Bridge di San Francisco e buttarsi di sotto. E non è la parte peggiore, perché dopo la sua morte nessuno l’ha rimpianta. Lo racconta in 'Everything I wanted'» la canzone premiata ai Grammy. «L’inconscio di Billie Eilish non ha scelto un luogo qualunque per ambientare il suicidio. Ogni anno, una trentina di persone si getta dal Golden Gate Bridge. Il volo dura all’incirca tre secondi, l’impatto con l’acqua a 120 chilometri orari si rivela letale nel 98% dei casi. Secondo il San Francisco Chronicle, tra il 2000 e il 2018 oltre 2500 persone sono state avvistate sul ponte in atteggiamenti suicidi, il 20% di esse si sono effettivamente gettate e sono morte. Il Golden Gate è il simbolo di San Francisco ed è uno dei ponti più fotografati al mondo, ma nella psiche americana è associato al suicidio». 

Premettiamo che «non si sta giudicando l’artista-persona, piuttosto si sta valutando una proposta artistica, ben sapendo che la responsabilità di un progetto mondiale non può essere attribuita ad una giovanissima ragazza che ha iniziato ancora minorenne, ma anzitutto agli adulti che la guidano e l'accompagnano». Tuttavia, dobbiamo rilevare che il progetto che le è stato assegnato si è avvicinato al tema del suicidio in occasioni e modalità diverse, tra rappresentazioni «horror, abusi e flirt satanici». L'artificio letterario è quello del sogno e dell'immaginazione scenica: tuttavia, come in 'Alice nel Paese delle Meraviglie', tale artificio riveste un ruolo secondario rispetto al messaggio narrativo, che andrebbe evidenziato, decodificato, sterilizzato nel suo potenziale negativo. 

Questo vale in particolare nel drammatico e tragico clima socio-educativo che stiamo vivendo e testimoniato, ad esempio, da «Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma»: «i tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%» con «un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso con disturbo psichiatrico»; «nel 90% sono giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita» [Huffington Post]. 

Va detto a scanso di equivoci che né i premi né il successo nascono dal nulla; non arrivano «perché un'artista piace a tanti, ma piace a tanti perché pochissimi soggetti globali possono decidere se, cosa, e chi deve arrivare 24/7 nei supporti digitali delle giovanissime generazioni. Chi ha dubbi sul potere di penetrazione di questo progetto artistico, può provare a chiederne conto a bambine e ragazzine della fascia 9-12 anni», soprattutto a loro [Dire Oltre].

Tacere non è un'opzione. Eppure non esce una parola. Ne abbiamo detta una qui, sperando che serva anche a una sola persona.

*****

Per approfondire il progetto, ecco il mio editoriale con la trattazione completa, immagini e link: «E se la Star delle ragazzine-bambine de-canta il suicidio tra horror, abusi e flirt satanici?»

 

mb5.png

f1.jpg   hp.png   images.png

Visita la pagina dei progetti formativi

 

 

MEDIA EDU
POLIS
ECCLESIA
FORMAZIONE

 

Iscriviti alla newsletter