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Pur trattandosi di produzioni diverse, dobbiamo considerare i fenomeni in maniera unificata, perché tutto arriva contemporaneamente nelle case globalmente connesse.

Guardate questa immagine: è quella di un uomo adulto, maschio, che allunga il suo organo genitale mostrandolo a dei bambini piccoli per strada.

La scena è tratta da «John Dillermand ("John l'uomo pene" in danese)», ovvero «la serie televisiva animata creata da Jacob Ley» in collaborazione con l'associazione per l'educazione sessuale Sex & Samfund, trasmessa sulla Tv danese DR Ramasjang dal 2021 e «realizzata con la tecnica dello stop-motion». Le puntate «raccontano le avventure di John, che ha un pene straordinariamente lungo, che cerca di utilizzare per risolvere vari problemi» [QUI]: il cartoon è diretto ai bambini.

Quando a inizio gennaio la notizia ha cominciato a girare, il mainstream dell'informazione si è limitato a parlare di acceso dibattito, di proteste, ma alla fine è stato trovato uno psicologo o una psicologa che assolvesse la serie TV ed il fatto è finito nel dimenticatoio. Tutto secondo prassi, se non fosse che pochi giorni dopo è giunta la notizia che Disney ha messo il bollino rosso ai suoi classici cartoni animati «Gli Aristogatti», «Peter Pan» e «Dumbo» per messaggi dannosi e razzisti [QUI].

Pur trattandosi di produzioni diverse (1), dobbiamo considerare i fenomeni in maniera unificata, perché tutto arriva contemporaneamente nelle case globalmente connesse.

Dobbiamo quindi constatare che, contemporaneamente, si proteggono i bambini da gattini, elefantini e altri bambini che non vogliono crescere e li si espone ad un uomo che mostra i genitali. Se questa è la nuova cultura, occorre un'azione culturale di ritorno. Subito. 

(1) John Dillermand non è una produzione dell'americana Disney, ma danese.

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