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Le maxi-risse tra giovanissimi ragazzini sono un fenomeno pericolosamente in crescita; il lockdown ne ha accelerato la manifestazione, ma non lo ha generato. Il ruolo della musica.

Le maxi-risse tra giovanissimi ragazzini anche di 12-13 anni che si aggregano secondo i canoni delle gang malavitose stanno diventando troppo frequenti per essere archiviate come mera ed immediata conseguenza o del lockdown o della chiusura delle scuole o dell'uso distorto dei Social.

Semmai tutto questo gioca un ruolo di accelerazione e non di generazione di un fenomeno avviato da almeno tre lustri e non adeguatamente compreso: si tratta della tribalizzazione delle relazione aggregative innescata anche da alcuni fenomeni musicali di successo ed alimentata dall'assenza del mondo adulto ed educante negli interessi dei giovanissimi.

Ricordiamo i principali episodi: la maxirissa al Pincio di Roma del 5 dicembre, con centinaia di adolescenti coinvolti, appelli sui social per spedizioni punitive, feriti [QUI] e persino una pistola trovata nella casa di uno dei ragazzi indagati [QUI]; quella a Villa Borghese di Roma del 12 dicembre, che ha coinvolto anche preadolescenti di nemmeno 14 anni [QUI]; quelle di Venezia del 12 e del 14 dicembre [QUI e QUI] con decine di giovanissimi e giovani; quella di Parma del 9 gennaio, con una cinquantina di giovani [QUI]; quella di Sant'Arsenio (SA) dell'11 gennaio [QUI].

Ogni evento meriterebbe una specifica analisi. Tuttavia la maxi «baby-rissa» di Gallarate (VA)  del 10 gennaio [QUIQUIQUI] presenta elementi analitici che permettono di comprendere meglio il fenomeno complessivo: ha coinvolto numerosi ragazzini-bambini anche di 12-13 anni; i video dei pestaggi sono stati diffusi sui Social con sottofondi di musica Trap; lo scontro non è avvenuto nei paesi di residenza dei suoi protagonisti come ha raccontato «una ragazzina presente alla baby-rissa di Gallarate», secondo la quale «sarebbe stato scelto il Comune come 'luogo neutro' e che a scontrarsi sarebbero stati soprattutto ragazzi partiti da Malnate, quasi al confine con la Svizzera, e Cassano Magnago» [QUI]; si deduce che le opposte fazioni si siano schierate come eserciti risorgimentali post-moderni, arrivando sul campo di battaglia anche con mezzi pubblici come i treni; infine, il fatto che le indagini delle forze di Polizia si stiano concentrando «anche su un gruppo di ragazzini che ruotano attorno a una band che fa musica Trap, la 167 gang. Tutti giovanissimi, si ritrovano spesso per le strade del quartiere popolare 167» [QUI]. Quest'ultima annotazione di cronaca ci può aiutare a capire il contesto entro il quale è andata maturando la maxi «baby-rissa», con le sue implicazioni culturali e generazionali.

Attraverso alcune linee tematiche, andiamo ad analizzare il repertorio artistico del collettivo artistico 167 gang (detto «band» nella vulgata) che non va letto né per scandalizzarsi, né per condannare i suoi autori e fruitori, di cui, semmai, va sentito il grido d'aiuto che deve trovare risposta. Le citazioni e le immagini sono prese dai testi e dai videoclip dei brani «Passamontagna», «Baby Gang» e «Dalle Popolari».

1) La donna. Non è un tema centrale, ma viene narrata come oggetto sessuale della gang: «lei lo prende da dietro»; «dieci pu*e nel mio back» ovvero dieci ragazze chiamate pu**ne nel back-stage di un locale o in occasione di uno spettacolo; «ti pulappo con la gang» che, nel linguaggio Trap significa «ti possiedo sessualmente insieme alla gang». 

2) La droga. È un tema centrale del progetto artistico come evidenziano questi passaggi:  «167 gang 10 grammi chiusi in back»; «ho la *sniff* nelle TN» [ho droga da sniffare,  che sia cocaina o metanfetamina o altro, nelle scarpe Nike TN Squalo, da cui, in gergo, le TN]; «ragazzini con le bustine di weed» [marIjuana]; «l'unica cosa che vendo è la *sniff*» [sempre droga da sniffare]. Anche i video, in diverse occasioni, rappresentano sostanze stupefacenti, come si vede in queste immagini.

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3) Le attività illegali e la vita da «gangster». Sono tematiche che creano l'ambientazione narrativa:  «siamo pregiudicati; se conti le condanne qua finisci domani o dopodomani; sai che chiudiamo gli affari»; «sembriamo tipi da villa; ma noi veniamo dal bando; e ci rubiamo in quella villa» [«bando» in gergo è un edificio abbandonato; per estensione una casa o un palazzo fatiscente]; «oh baby gang bimbi soldati; e fanno vroom da Milano a Napoli; sopra due TMax rubati» [giovanissimi che si lavorano per la gang su scooter rubati, facendo consegne]; «167 con Santana (un Trapper ndr) è la Mafia; abbiamo già le piazze, ma vogliamo l'Italia»; «mio fratello fa da palo mentre l'altro chiude affari; in tasca cinquemila su un palazzo a dieci piani; sposati coi reati, in strada criminali». A confermare l'ambientazione narrativa, assume particolare significato sia la presenza di una pistola in un video, sia la rappresentazione del gruppo con il passamontagna [QUI].

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4) Gli insulti alle Forze dell'Ordine. Costituiscono una linea tematica secondaria, ma significativa per compredere i contenuti del progetto artistico: «Tab*una mok, sbirri...» [un insulto alla madre]; «sbirri di M»; «vendevo slata [marijuana]; ma quello sbirro di m mi ha portato dal PM»; «sbirri ma ha ka*rin» [insulto di tipo sessuale]. Risulta singolare che le Forze dell'Ordine siano riprese in un videoclip del gruppo durante il loro lavoro di controllo del territorio, come si vede in queste immagini.

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5) Le minacce: «Sei di zona fra ne piji [prendi, ndr] tante». Dopo la maxi «baby-rissa», questa frase non assume forse una valenza diversa dalla semplice espressione di finzione letteraria?

Questo progetto artistico non è una mosca bianca e non è archiviabile come mera espressione di disagio socio-esistenziale delle periferie urbane: pur avendo questa tesi un suo fondo di verità, non possiamo fermarci a quanto era ovvio fin dai romanzi ottocenteschi di Charles Dickens e Fëdor Dostoevskij: infatti, pur con accenti e pesi tematici diversi, questo è l'ambiente culturale di non poca 'musica' che passa 24/7 negli smartphone dei ragazzini sempre più bambini, anche quelli che vivono nei quartieri residenziali, vanno bene a scuola, fanno sport con profitto, non hanno i problemi economici delle periferie, vanno in oratorio e fanno pure la Cresima; un ambiente culturale in cui la donna può essere offesa sessualmente, 'cantata' come strumento di piacere o esibita come trofeo tribale; in cui la droga non è un problema, inclusa quella fatta in casa con uno sciroppo per la tosse [QUI] e lo spaccio può essere un'attività per far soldi facili e generare invidia sociale; in cui la violenza può diventare strumento per regolare i rapporti tra individui e gruppi.

Una parte non marginale della musica Trap urbana di ultima generazione non può più essere vista come pura narrazione di una realtà vissuta o percepita, ma va letta nelle sue meta-funzioni di collettore, diffusore e amplificatore di disagio esistenziale e sociale tra adolescenti, preadolescenti e persino bambini, i quali, senza questi progetti nello smartphone, non lo avrebbero incontrato, accettato e normalizzato nella solitudine delle loro camerette. Esiste una relazione circolare elastica tra parola, iconografia e pensiero; così come tra pensiero, immaginario condiviso, percezione di sé, considerazione dell'altro-da-sé e azioni che si ritengono lecite o non lecite. Che tipo di parola e di iconografia si stia diffondendo, ora potrebbe risultare un po' più chiaro. E senza interventi educativi strutturati a livello di istruzione scolastica e formazione cristiana, non aspettiamoci risoluzioni spontanee. 

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