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6000.pngLe risse e le maxi-risse tra giovanissimi ragazzini anche di 12-13 anni che si aggregano secondo i canoni delle gang malavitose stanno diventando troppo frequenti per essere archiviate come mera ed immediata conseguenza o del lockdown o della chiusura delle scuole o dell'uso distorto dei Social.

Semmai tutto questo gioca un ruolo di accelerazione e non di generazione di un fenomeno avviato da almeno tre lustri e non adeguatamente compreso: si tratta della tribalizzazione delle relazione aggregative innescata anche da alcuni fenomeni musicali di successo ed alimentata dall'assenza del mondo adulto ed educante negli interessi dei giovanissimi.

Ricordiamo i principali episodi: la maxirissa al Pincio di Roma del 5 dicembre, con centinaia di adolescenti coinvolti, appelli sui social per spedizioni punitive, feriti [cf L. Nicolini - Roma Today] e persino una pistola trovata nella casa di uno dei ragazzi indagati  [cf Redazione Rai News]; e poi quelle a Villa Borghese di Roma il 12 dicembre, di Venezia il 12 e il 14 dicembre, di Parma il 9 gennaio, di Sant'Arsenio l'11 gennaio, di Pisa e di Rimini il 31 gennaio, di Pordenone il 2 febbraio, di Capaci il 5 febbraio, di Campo Calabro e di Cassino il 6 febbraio, di Milano il 28 febbraio e il 5 maggio, di Desio il 4 marzo, di Napoli l'8 aprile. Ci fermiamo qui, anche se l'elenco potrebbe allungarsi.

Ogni evento meriterebbe una specifica analisi. Tuttavia la maxi «baby-rissa» di Gallarate (VA)  dell'8 gennaio presenta elementi analitici che permettono di comprendere meglio il fenomeno complessivo: ha coinvolto numerosi ragazzini-bambini anche di 12 anni [cf V. Rigano - Il Giorno]; i video dei pestaggi sono stati diffusi sui Social con sottofondi di musica Trap; lo scontro non è avvenuto nei paesi di residenza dei suoi protagonisti ma in un luogo, per così dire, neutro, da che si deduce che le opposte fazioni si siano schierate come eserciti risorgimentali post-moderni, arrivando sul campo di battaglia anche con mezzi pubblici come i treni; infine, il fatto che le indagini delle forze di Polizia si siano concentrando «anche su un gruppo di ragazzini che ruotano attorno a una band che fa musica Trap, la 167 gang. Tutti giovanissimi, si ritrovano spesso per le strade del quartiere popolare 167»  [M. Serra - Gazzetta di Modena]. Al di là del coinvolgimeno effettivo, quest'ultima annotazione di cronaca ci può aiutare a capire il contesto entro il quale è andata maturando la maxi «baby-rissa», sia per le sue implicazioni culturali e generazionali, sia per le  gravissime conseguenze sulla vita dei suoi protagonisti, poiché 15 minorenni e 2 maggiorenni hanno subito «provvedimenti cautelari, emessi dal gip di Busto Arsizione e da quello per i minorenni di Milano» [Redazione - Panorama]. 

Attraverso alcune linee tematiche, andiamo ad analizzare il repertorio artistico del collettivo artistico 167 gang (detto «band» nella vulgata) che non va letto né per scandalizzarsi, né per condannare i suoi autori e fruitori, di cui, semmai, va sentito il grido d'aiuto che deve trovare risposta. Le citazioni e le immagini sono prese dai testi e dai videoclip dei brani «Passamontagna», «Baby Gang» e «Dalle Popolari».

1) La donna. Non è un tema centrale, ma viene narrata come oggetto sessuale della gang: «lei lo prende da dietro»; «dieci pu*e nel mio back» ovvero dieci ragazze chiamate pu**ne nel back-stage di un locale o in occasione di uno spettacolo; «ti pulappo con la gang» che, nel linguaggio Trap significa «ti possiedo sessualmente insieme alla gang». 

2) La droga. È un tema centrale del progetto artistico come evidenziano questi passaggi:  «167 gang 10 grammi chiusi in back»; «ho la *sniff* nelle TN» [ho droga da sniffare,  che sia cocaina o metanfetamina o altro, nelle scarpe Nike TN Squalo, da cui, in gergo, le TN]; «ragazzini con le bustine di weed» [marIjuana]; «l'unica cosa che vendo è la *sniff*» [sempre droga da sniffare]. Anche i video, in diverse occasioni, rappresentano sostanze stupefacenti, come si vede in queste immagini.

drg1.png[Fonte: videoclip «Baby Gang»-0'27'']

3) Le attività illegali e la vita da «gangster». Sono tematiche che creano l'ambientazione narrativa:  «siamo pregiudicati; se conti le condanne qua finisci domani o dopodomani; sai che chiudiamo gli affari»; «sembriamo tipi da villa; ma noi veniamo dal bando; e ci rubiamo in quella villa» [«bando» in gergo è un edificio abbandonato; per estensione una casa o un palazzo fatiscente]; «oh baby gang bimbi soldati; e fanno vroom da Milano a Napoli; sopra due TMax rubati» [giovanissimi che si lavorano per la gang su scooter rubati, facendo consegne]; «167 con Santana (un Trapper ndr) è la Mafia; abbiamo già le piazze, ma vogliamo l'Italia»; «mio fratello fa da palo mentre l'altro chiude affari; in tasca cinquemila su un palazzo a dieci piani; sposati coi reati, in strada criminali». A confermare l'ambientazione narrativa, assume particolare significato la presenza di una pistola nel videoclip di «Baby Gang»

1671.png[Fonte: videoclip «Baby Gang»-0'18'']

4) Gli insulti alle Forze dell'Ordine. Costituiscono una linea tematica secondaria, ma significativa per compredere i contenuti del progetto artistico: «Tab*una mok, sbirri...» [un insulto alla madre]; «sbirri di M»; «vendevo slata [marijuana]; ma quello sbirro di m mi ha portato dal PM»; «sbirri ma ha ka*rin» [insulto di tipo sessuale]. Risulta singolare che le Forze dell'Ordine siano riprese del gruppo durante il loro lavoro di controllo del territorio, come si vede in questa immagine tratta dal videoclip sopra citato.

crb2.png[Fonte: videoclip «Baby Gang»-0'23'']

5) Le minacce: «Sei di zona fra ne piji [prendi, ndr] tante». Dopo la maxi «baby-rissa», questa frase non assume forse una valenza diversa dalla semplice espressione di finzione letteraria?

Questo progetto artistico non è una mosca bianca e non è archiviabile come mera espressione di disagio socio-esistenziale delle periferie urbane: pur avendo questa tesi un suo fondo di verità, non possiamo fermarci a quanto era ovvio fin dai romanzi ottocenteschi di Charles Dickens Fëdor Dostoevskij: infatti, pur con accenti e pesi tematici diversi, questo è l'ambiente culturale di non poca 'musica' che passa 24/7 negli smartphone dei ragazzini sempre più bambini, anche quelli che vivono nei quartieri residenziali, vanno bene a scuola, fanno sport con profitto, non hanno i problemi economici delle periferie, vanno in oratorio e fanno pure la Cresima; un ambiente culturale in cui la donna può essere offesa sessualmente, 'cantata' come strumento di piacere o esibita come trofeo tribale; in cui la droga non è un problema, inclusa quella fatta in casa con uno sciroppo per la tosse e lo spaccio può essere un'attività per far soldi facili e generare invidia sociale; in cui la violenza può diventare strumento per regolare i rapporti tra individui e gruppi.

Una parte non marginale della musica Trap urbana di ultima generazione non può più essere vista come pura narrazione di una realtà vissuta o percepita, ma va letta nelle sue meta-funzioni di collettore, diffusore e amplificatore di disagio esistenziale e sociale tra adolescenti, preadolescenti e persino bambini, i quali, senza questi progetti nello smartphone, non lo avrebbero incontrato, accettato e normalizzato nella solitudine delle loro camerette. Esiste una relazione circolare elastica tra parola, iconografia e pensiero; così come tra pensiero, immaginario condiviso, percezione di sé, considerazione dell'altro-da-sé e azioni che si ritengono lecite o non lecite. che tipo di parola e di iconografia si stia diffondendo, ora potrebbe risultare un po' più chiaro. e senza interventi educativi strutturati a livello di istruzione scolastica e formazione cristiana, non aspettiamoci risoluzioni spontanee. 

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