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Un ragionamento educativo a partire dal caso di due artiste musicali molto famose e dalle forti tinte erotiche, che sono state invitate a visitare i loro piccoli fans nei reparti pediatrici dell'ospedale di Bologna (Elettra Lamborghini) e di Atlanta (Cardi B).

Il 26 maggio scorso, su iniziativa di un’associazione per i bambini ospedalizzati, Elettra Lamborghini, cantante e coach di The Voice, è stata invitata ad incontrare i suoi piccoli fans.

Erano ricoverati nel reparto di pediatria dell’ospedale Rizzoli di Bologna; questo episodio ricalca quanto accaduto poche settimane prima ad Atlanta, dove la rapper Cardi B ha cantato e posato in compagnia dei piccoli pazienti dell'ospedale pediatrico della città statunitense. 

Sembrerebbero episodi di normale solidarietà e diamo per scontata la buona fede degli organizzatori, ma è d'obbligo formulare una domanda strutturale: perchè bambini e bambine in tenera età conoscono, seguono e sono fans di artiste dalle forti tinte erotiche e dalle proposte problematiche anche per un pubblico adulto? 

Propongo sette brevi note per orientare la riflessione partendo dagli episodi descritti.

1- Elettra Lamborghini e Cardi B non sono «per bambini», come lo sarebbero, ad esempio, Cristina D’Avena o il Coro dello Zecchino d'Oro, ma donne la cui cifra artistica è un erotismo sfrenato, esibito, sostanziale e non accessorio al progetto. 

2- Anche per una recente esperienza personale, apprezzo sinceramente i gruppi di volontariato che rendono meno dure le cure ospedaliere dei bambini, che tuttavia devono essere custoditi, protetti ed accompagnati nella loro doppia vulnerabilità, di bambini e di pazienti; essi, proprio per lo stato di fragilità in cui si trovano, necessitano di un affiancamento delicato ed equilibrato, rispettoso anche della sfera affettivo-sessuale e senza salti evolutivi verso modelli iper-sessualizzati.

3- Le foto degli incontri negli ospedali ci raccontano che fans di Elettra Lamborghini e Cardi B sono bambini e bambine di pochi anni, spesso prepuberi e, in alcuni casi, in età da scuola materna. Questo non pone, ma impone due questioni. Anzitutto, come mai dei piccoli-così-piccoli siano fans della Lamborghini, che si definisce «Twerking Queen», ovvero la regina del twerking, che, secondo il dizionario Oxford online, significa «ballare una musica famosa in un modo sessualmente provocante che coinvolge i movimenti di spinta dell'anca in una posizione accovacciata»; in sostanza, si tratta della simulazione di movimenti femminili in un atto sessuale, con ragazze riprese spesso da dietro e con costumi ridottissimi. Che non sia una danza infantile è evidenziato anche dal fatto che sui siti pornografici ci sono oltre un milione di video categorizzati alla voce twerking e sue varianti. In secondo luogo, c'è da chiedersi quale adulto abbia potuto far diventare bambini e bambine di pochi anni dei fans di Cardi B, altra regina del twerking, recentemente finita nella bufera mediatica per avere ammesso di avere più volte drogato e rapinato degli uomini nei club per adulti di New York, dove faceva la spogliarellista e dove il twerking è di casa, ma dov'è, ça va sans dire, riservato ai maggiorenni.

4- Anche i testi delle canzoni sono coerenti con quanto sopra esposto e diversi loro passaggi potrebbero essere usati come dialoghi di pellicole soft o hard porn. Credo bastino poche citazioni per comprendere il tipo di linguaggio usato: «mi chiama solo di notte, ma so che lui non mi ama; mi invita a casa sua per fumare marjuana e portarmi a letto, per fare pem pem» («avere un rapporto sessuale», secondo genius.com); «tu sai già quel che mi piace (…) toglimi il babydoll, con te perdo il controllo» (Elettra Lamborghini, Pem Pem); «sono sempre stata cattiva (…) da quando sono piccola mi piace la strada (…) mi piace la tua ragazza e la voglio anche baciare, ho i soldi per comprarmela e non dartela mai indietro» (Elettra Lamborghini, Mala); «un sacco di put**ne parla di me come di uno scherzo; non dire ca**te: mi sco**rò il tuo uomo e (te) lo rimanderò a casa tutto rotto» (Cardi B, Stripper Hoe, ovvero «prostituta» secondo urbandictionary.com).

5- Se una persona è «famosa», non ci si chiede perché lo sia diventata, che cosa dica e cosa faccia, ma la si eleva misticamente al di sopra di ogni minimo dubbio, chiudendo i critici nella «cornice» (cfr. M. Pastorelli) degli invidiosi e silenziandoli; è la mistica del successo, un meccanismo grazie al quale la persona famosa scende dal suo cielo per beneficiare, con la sua sola presenza, i meno fortunati, in una sorta di blasfema apparizione e successiva sparizione, tra sguardi ammirati, grida di gioia ed estasiati cori di ringraziamento, in un clima di sequestro emotivo ed intellettivo.

6- Si è rotto l’argine sociale che divideva l’infanzia dall’età adulta, il consentito dal vietato ai minori (prima), e all'infanzia (poi). Il processo in atto è quello della normalizzazione di fenomeni che dovrebbero sollevare non poche perplessità nel mondo adulto ed educante, che invece latita o sorride divertito davanti a ragazze minorenni che in discoteca “si dimenano, sculett**do molto, piegandosi ancora di più, in una serie di mosse ultra-sensuali: stanno ballando, o meglio twerkando, sulle note della nuova regina dance Elettra Lamborghini e della sua Pem Pem” (Il Messaggero).

7- Quali sono le conseguenze di tutto ciò? Secondo don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, associazione che contrasta pedofilia e pedopornografia, negli scritti e nei convegni delle lobby pedofile si dice esplicitamente che «la pedofilia è l’ultimo tabù da abbattere attraverso la sessualizzazione precoce dei bambini».

Quest'ultimo richiamo non significa in alcun mondo né direttamente né indirettamente «dare del pedofilo» a qualcuno, ma ha l'unica finalità di risvegliarele coscienze; sappiamo infatti che coloro che collaborano alla lunga filiera della sessualizzazione precoce non hanno piena consapevolezza del punto di arrivo del processo: per esempio, c’è chi non sa e chi non vuol sapere; c'è chi guarda al successo personale e chi deve far quadrare i bilanci societari; c'è chi crede che questa sia modernità e chi pensa che queste cose ci sono sempre state. Tuttavia, adesso, non possiamo più dire «io non sapevo»; e, con ogni mezzo possibile, provvediamo ad inceppare questo meccanismo con dei sonori «no, mio figlio no» e «lascia stare mia figlia»; perché il silenzio, in questo caso non serve a nulla, anzi, è dannoso.

Marco Brusati

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L'Autore studia l'influsso dei modelli antropologici mass-mediali su bambini e giovanissimi nell'era dello smartphone e divulga i risultati delle analisi attraverso gli scritti e la formazione per docenti, genitori ed educatori, online o in presenza. È professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze nel master "Comunicazione istituzionale". Ha curato i contenuti di numerosi eventi ecclesiali, nazionali e internazionali con oltre 5 milioni di partecipanti. Vive nell'area metropolitana di Milano. Info e contatti QUI

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