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"Piccola non devi mentire, te l’ho letto negli occhi. Quindi, vieni a rollare una canna. Ora, fletti(ti) (flex), è tempo di fare se**o. Ragazza, lo sai che non puoi resistermi”. Ci si rivolge così a una ragazza? E se lo fa un rapper accusato di stupro?

A nessuno verrebbe in mente di organizzare una conferenza sul lavoro femminile o le pari opportunità invitando a parlare il magnate hollywoodiano Harvey Weinstein, caduto in disgrazia, travolto dallo scandalo #MeToo.

 Il film "Desire" disponibile su Netflix è finito nel mirino dell’FBI e del Centro Nazionale per i Bambini Scomparsi e Sfruttati per una scena di matrice pedo-pornografica che coinvolge due bambine. 

“Che tipo di perverso può fare questo a un bambino?” recita l’occhiello dell’articolo di Megan Fox su PJ Media, che attacca di petto il regista argentino Diego Kaplan e il suo film “Desire”.

 

Mentre i sacerdoti cattolici vengono sempre più ridotti a fornitori di servizi, i sacerdoti dello sballo musicale formano le coscienze. E succede l’inevitabile, mentre gli adulti o stanno a guardare o, peggio, li accompagnano a scuola di sballo.

Il 18 maggio, la piazza del Duomo di Milano si animava con circa 6mila giovanissimi che ricevevano dall’Arcivescovo il mandato come animatori degli oratori estivi.

Stupisce e ferisce che negli oratori, luoghi educativi per eccellenza, gli stessi ragazzini dicano l’"Ave Maria" e cantino una bestemmia alla Madonna, recitino il "Padre Nostro" e cantino "padre satana".

Primo giro di citazioni: “padre satana, mio padre satana”, “sto trappando all’inferno, con mio padre”, “accendo canne all’inferno”, “cucino coca”, “mangio la droga come caramelle, sto all’inferno col triplo 6”.

 

 

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