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Succede ìn Danimarca. Il programma si chiama Ultra Strips Down. 

[Tono sarcastico] Vuoi educare i bambini e le bambine ad accettare il loro corpo? Vuoi demitizzare il corpo perfetto tipico delle comparsate internet delle Star dei Social? 

Vediamo cosa può venire in mente. Dunque: parlarne in famiglia o a scuola con riservatezza e delicatezza? Formare adulti, educatori e genitori ad evitare che i propri figli e le proprie figlie esibiscano corpi sempre più acerbi a beneficio di un montante gruppo di voyeristi globali? Ma figuriamici, tutta roba educativamente sorpassata! Qui c'è bisogno di una trovata creativa, che rompa gli schemi, che faccia parlare, che sollevi una discussione, che metta sul tavolo il problema, andando magari a vedere fin dove ci si può spingere prima che intervenga una qualche corte di giustizia. Che fare? Ecco la trovata: selezionare un pubblico televisivo di 11-13enni, far sfilare davanti a loro maschi e femmine completamente nudi di ogni età e costituzione fisica e, infine, chiedere ai giovanissimi ospiti le loro impressioni, senza filtri, senza pixel sul volto per proteggerne almeno l'identità.

[Tono serio] Succede davvero: il programma in onda sulla TV danese si chiama Ultra Strips Down e ci interessa da vicino perché secondo gli organizzatori ha finalità educative, come hanno dichiarato anche i promotori del film Cuties distribuito da Netflix. Le parti, tuttavia, sono invertite: nel film ad esibirsi davanti ad adulti sono ragazzine semisvestite.

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Nel programma sono adulti a mettersi completamente nudi davanti a 11-13enni. 

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In entrambi i casi, come dicevamo, si dichiarano intenti «educativi». Del film «Cuties» abbiamo detto che, «la trama sta in piedi, anche se non presenta novità sconvolgenti», ma «le scene sono profondamente disturbanti ed inficiano le buone intenzioni della trama, se si pensa che le protagoniste non sono ologrammi o personaggi di fantasia, ma ragazzine reali, con la loro vita, le loro relazioni». Analogo ragionamento va fatto per il programma TV Ultra Strips Down che si propone di superare lo stereotipo del corpo perfetto mostrando corpi nudi, la cui esibizione in rete è causa del problema, non la soluzione.

Tuttavia, il grande assente in entrambi i prodotti mass-mediali è il rispetto del diritto umano al pudore e alla protezione della sfera dell'intimità, un diritto che per i bambini ed i minori deve essere assoluto, intangibile, non disponibile ed inviolabile anche in presenza di consensi genitoriali, sia quando si esibiscono sia quando assistono a esibizioni. 

So che a parlarne si fa pubblicità al programma, ma non parlarne è peggio perché l'indifferenza dei buoni fa male tanto quanto l'attività dei malvagi. 

Marco Brusati

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L'Autore studia l'influsso dei modelli antropologici mass-mediali sull'educazione e divulga i risultati delle analisi attraverso gli scritti e la formazione per docenti, genitori ed educatori, online o in presenza. È professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze nel master "Comunicazione istituzionale". Ha curato i contenuti di numerosi eventi ecclesiali, nazionali e internazionali con oltre 5 milioni di partecipanti. Vive nell'area metropolitana di Milano. Info e contatti QUI

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