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Nello stesso tempo e nello stesso spazio, i giovanissimi ricevono indicazioni antitetiche su come vivere la vita da chi incontrano personalmente e da chi incontrano medialmente, senza che i primi si accorgano della dirompente importanza dei secondi nella formazione della persona.

«Ama il prossimo tuo, ma puoi vendicarti se ti fa un torto. Costruisci relazioni equilibrate e sane, ma per stare nel gruppo puoi prendere metanfetamine e fumare marijuana. Rispetta tutti, ma se ti va puoi insultare le donne. Custodisci il tuo corpo, ma se vuoi spogliati pure per avere dei like». Non è l’inizio di un decalogo schizofrenico, ma il tipo di messaggi che i giovanissimi, financo i bambini,  ricevono ogni giorno da soggetti diversi: la prima parte da chi li educa a casa, a scuola, in parrocchia, mentre la seconda parte dai loro idoli musicali, che essi vedono, ascoltano, amano, seguono 24 ore al giorno nella solitudine degli smartphone, magari regalati alla Comunione o alla Cresima; il tutto avviene dunque nello stesso tempo e nello stesso spazio, senza che gli educatori si accorgano della dirompente importanza degli idoli musicali nella formazione dell'identità personale.

Pare portare a queste conclusioni anche un sondaggio curato dall’associazione Hope tra gli 11enni presenti negli oratori estivi, i cui idoli musicali sono risultati Ozuna, Sfera Ebbasta, Capo Plaza, XXX Tentation, Elettra Lamborghini. Facciamo un viaggio tematico tra le produzioni di questi artisti.

La porno-vendetta (revenge porn). Si tratta della condivisione pubblica di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti, spesso utilizzata come vendetta per un tradimento (che resta riprovevole) o per una storia finita male: dopo aver provocato diversi suicidi, è divenuta una pratica illegale in Australia, Germania, Israele, Canada, Regno Unito e oltre metà degli Stati Uniti; in Italia è stata approvata la legge denominata Codice rosso, che la sanziona con pene fino a sei anni di carcere*. Nel mentre, dentro i cellulari degli 11enni in oratorio, troviamo il video «Se preparó» di Ozuna, che racconta di una ragazza tradita che, di nascosto, riprende il fidanzato in intimità con la sua rivale e pubblica online le immagini dell’incontro, compiendo la sua porno-vendetta. Dobbiamo constatare che, già di suo e con cause più complesse di una canzone, il fenomeno è in crescita tra i giovanissimi: secondo una ricerca di Skuola.net, un adolescente su quattro «almeno una volta si è lasciato andare ad effusioni virtuali a base di foto e filmati sexy»; il 12% di questi «è stato minacciato di veder pubblicate le immagini»; il 15% ha visto le sue foto compromettenti condivise per vendetta o per ricatto». Uno dei tanti fatti di cronaca ci racconta che a Lodi, lo scorso marzo, una 13enne è stata ricoverata in ospedale sotto shock dopo che un compagno 14enne ha diffuso le sue foto osé nelle chat degli amici, per punirla e ricattarla. Purtroppo però, senza interventi adulti che guidino gli 11enni a capire che quanto vedono ed ascoltano in una canzone di successo può diventare problematico nella vita quotidiana, quella canzone finisce per avere più peso nell'educazione personale e sociale dei corsi sul rispetto e delle leggi dello Stato, andando anche oltre l'intenzione dell'artista.

Aggressioni sessuali verbali. Diversi idoli degli 11enni usano un linguaggio sessualmente aggressivo: il rapper americano XXX Tentation, trovato nelle playlist dei giovanissimi, ne è un esempio quando dice: «tr**a, chi è il tuo uomo? non riesco a tenere il mio ca**a dentro le mie mutande»; «lei non vuole che siamo amici: così io le do il ca**o e amen» [«Look at me»]; è il caso di evidenziare che la vita di questo artista è stata travagliata, con diversi arresti per furto, rapina e violenza domestica sulla fidanzata incinta, prima di essere ucciso a soli 20 anni; tuttavia, la compassione che si prova per un giovane morto ammazzato e la condivisione del dolore dei suoi familiari non può farci tacere la problematicità di questo progetto artistico per degli 11enni che, come idolo indiscusso, hanno anche Sfera Ebbasta che canta: «Hey tr**a! vieni in camera con la tua amica po*ca; quale? quella dell'altra volta; faccio paura, sono di spiaggia; vi faccio una doccia, piñacolada; bevila se sei veramente grezza, sputala poi leccala; limona**vi; 'ste putt**e da backstage sono luride; che simpaticone! vogliono un ca**o che non ride; sono scorcia-tr**e; siete facili, vi finisco subito [«Hey tipa»]. Le parole non sono neutre, ma creano un clima culturale che cambia il costume, la percezione del bene e del male, il codice morale. Dobbiamo purtroppo constatare che le aggressioni sessuali in età precocissima sono in costante aumento: l’ISTAT ha rilevato che gli aggressori minori di 14 anni sono cresciuti del 4% in un anno (2016); si diffondono anche le baby-gang come quella sgominata a maggio scorso dalla Polizia, composta da sei ragazzini minori di 14 anni che sono stati accompagnati in comunità perché non imputabili; l’accusa: violenza sessuale di gruppo, adescamento di minori, violenza privata, pornografia minorile a danno di quattro ragazzine una delle quali all'epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 13 anni.

Droga fai-da-te e sostanze psicotrope. Il flirt con la droga è una costante di chi fa successo tra gli 11enni, come Sfera Ebbasta che nei brani «Sciroppo», «Blunt e Sprite» e «Serpente a sonagli» canta di droga confezionabile in casa mescolando uno sciroppo per la tosse contenente codeina [«Matakussin»] con una bevanda gassata, al fine di ottenere una sostanza dopante violacea [«bevo solo Matakussin nel bicchiere»; «mixo Sprite e succo denso»; «non bevo birra, nel mio bicchiere c’è il colore viola»]; inoltre, racconta di metanfetamine [«sciroppo cade in basso come l’MD»] e di marjuana [«rollo sei grammi sopra l’IPAD»]. Gli fa eco Capo Plaza che canta: «bevo il succo, fumo un pacco» e «nella Gucci sciroppo» [«Non cambierò mai»]. Se a Sanremo 2019 Achille Lauro fece scalpore con la canzone «Rolls Royce» che alludeva ad una pastiglia di droga, è bene ricordare che Sfera Ebbasta e Capo Plaza (con DrefGold) sono famosi tra gli 11enni per il brano «Tesla», che non è solo un’auto, ma una pastiglia di droga, arancione e triangolare, con un contenuto di metanfetamine pari a 5-8 pastiglie di ecstasy. Se questo è il clima culturale, se quasi nessun adulto parla di questi potentissimi progetti artistici nei luoghi deputati all'educazione, non dovremmo stupirci, ma piangere su noi stessi se il primo contatto con gli spinelli avviene a 13 anni a scuola; oppure se «dai 14 anni in su uno studente su 4 ammette di aver consumato qualche tipo di stupefacente, spesso senza neanche sapere cosa sia» [il Corriere] o se in un anno gli adolescenti che usano eroina sono raddoppiati passando dall’1 al 2%. Siamo purtroppo giunti all'affermazione della normalità della droga, con tanto di promotori culturali che, grazie al loro successo, diventano ingiudicabili.

Balli osceni. Idolo delle ragazzine, oggetto di desideri precocemente indotti dei ragazzini, Elettra Lamborghini è cantante e giudice di The Voice; ha appena pubblicato l’album «Twerking Queen», ovvero Regina del twerking, che significa «ballare una musica famosa in un modo sessualmente provocante che coinvolge i movimenti di spinta dell'anca in una posizione accovacciata» [dizionario Oxford online]; in sostanza, si tratta della simulazione di movimenti femminili in un atto sessuale e il milione di video pornografici online indicizzati alla voce twerking è li a dimostrare di che ballo si tratta. I testi sono in linea con questo progetto artistico: «mi chiama solo di notte, ma so che lui non mi ama; mi invita a casa sua per fumare marjuana e portarmi a letto, per fare pem pem» [«avere un rapporto sessuale», secondo genius.com]; «tu sai già quel che mi piace […] toglimi il babydoll, con te perdo il controllo» [«Pem Pem»]. Parliamo della Lamborghini perchè è conosciutissima tra gli 11enni, ma va detto che lei è solo una delle numerose artiste che promuovono progetti dalla forte connotazione erotica e sessuale. C'è da dire che, in assenza di interventi educativi adulti che elevino la sessualità al suo più alto significato relazionale, è giocoforza che decine di migliaia di ragazzine-bambine si esibiscano in balli ed atteggiamenti non sessualmente neutri sull’applicazione TikTok, esponendosi allo sguardo di tutti, siano essi amici, coetanei, compagni di classe oppure adulti dalle più marcescenti perversioni dall’altra parte del mondo; è giocoforza che succeda quanto evidenziato lo scorso giugno al Congresso Internazionale di Dermatologia dal dottor Aldo Morrone dell’ospedale San Gallicano di Roma: l’attività sessuale è sempre più precoce (13-14 anni), promiscua, e compiuta senza un’adeguata consapevolezza e conoscenza del proprio corpo; questo ha conseguenze sulla crescita, sulla percezione di sé e anche, come denuncia Morrone, sulla salute, con un pesante aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, alcune raddoppiate, altre triplicate, altre quadruplicate negli ultimi anni.

Dopo aver scoperto cosa predicano gli idoli musicali degli 11enni (anche) d’oratorio ed aver evidenziato la problematicità dell'assenza educante, ci sono tre brevi considerazioni conclusive da fare.

La prima: è necessario sfatare il mito adulto del «queste cose le hanno sempre cantate e noi siamo cresciuti senza problemi». È vero che la musica, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, ha presentato modelli di vita non certo da educande, con tutto il suo carico di trasgressioni di ogni tipo; ma non è mai successo, prima della maturità tecnologica dello smartphone avvenuta intorno al 2005, che bambini e ragazzini, bambine e ragazzine potessero fruire di simili progetti ad ogni ora del giorno e della notte, a milioni, contemporaneamente in tutto il mondo e a costo zero; che ne avessero accesso senza alcun ostacolo da superare, fossero anche i soldi chiesti ai genitori per comprare un disco o andare ad un concerto; che fossero resi disponibili nella solitudine delle loro camerette lontano da sguardi adulti ed educanti: certo, la musica sta insieme a molto altro, ma fa sempre da apripista a tutto il resto. Questo, che piaccia o no, che lo si ritenga importante o no, non era mai successo e, quindi, occorre considerarlo un unicum storico, a cui va data immediata quanto adeguata importanza.

La seconda: è bene che il mondo educante comprenda una volta per tutte che non si tratta solo di cantanti, ma di promotori di modelli di vita che in-segnano con maggiore efficacia di educatori professionali, docenti, genitori e anche sacerdoti; inoltre, sono diffusi globalmente e offrono la rassicurante protezione del gregge.

La terza: è un peccato di omissione avere degli 11enni in oratorio - o nelle scuole- e non cogliere l’occasione provvidenziale per capire cosa amano, cosa seguono, cosa ritengono bello e degno di ammirazione e, insieme a loro, decodificare e capire, ma anche guidare, ammonire, correggere, recuperare.

Ma, forse, la paura di perdere il consenso dei giovanissimi impedisce tutto questo, facendo fermare il mondo educante sul confine invalicabile di uno smartphone, come se non facesse parte della vita reale; a tal proposito, condivido un ammonimento che mi fece un vecchio sacerdote, decenni or sono: «Chi tace per paura di perdere i ragazzi, li perderà di sicuro». 

Marco Brusati

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