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Una nuova incursione nella musica Trap al femminile: il caso di Miss Keta, che ammette esplicitamente di avere bambini e bambine tra i suoi fans, mentre canta cose problematiche anche per adulti maturi. Se il mondo educante non si convince che dalla musica passano tutti i contenuti prima che altrove, ci dovremo rassegnare ad avere altri, tranne noi, ad educare i nostri figli. 

Miss Keta è una nuova esponente della musica Trap italiana al femminile che si presenta sempre con un mascherina sul volto, così da rendere particolarmente misteriosa la sua identità. Ha circa 100mila followers su Instagram e alcuni milioni di visualizzazioni su Youtube. In occasione di un’intervista a DJ Chiama Italia dell’omonima radio, le viene chiesto un commento sul fatto che tra i suoi fans ci sono bambini e bambine. La risposta, per il tipo di progetto artistico proposto, lascia basiti, se non storditi: «ci sono vari livelli di lettura», dichiara Miss Keta, affermando poi che «i bambini vedono il lato più divertente» perché, «sia io che le ragazze siamo un po’ cartoon» in quanto « siamo tutte un po’ colorate nei video»; «quindi -conclude- mi rendo conto che sono un pochino attirati». Veniamo quindi a sapere, dalla viva voce dell'interessata, che il progetto artistico di Miss Keta ha bambini e bambine tra i suoi fruitori; anzi, si potrebbe anche ipotizzare che l’estetica del progetto [«siamo un po’ cartoon»] sia stata studiata per interessare chi, francamente, dovrebbe essere lasciato a giocare con bambole e trenini, biciclette e palloni. Fatte queste premesse, andiamo ad analizzare brevemente questo progetto artistico. 

Nel video di «Pazzeska», la canzone che le ha dato notorietà, l’artista si presenta in nude look [formalmente non nuda, ma sostanzialmente sì], cavalca una grande mortadella che richiama una forma fallica, su cui si struscia languidamente, esibendosi in movenze e toccamenti delle parti intime mentre canta «se finisce il mio buffet, che mangino la mia brioche», oppure «vuole uno spicchio della mia pesca» [nelle icone dei cellulari la pesca rappresenta il fondoschiena]. Intanto, tra una mossa erotica e l’altra, interviene la voce dell’ospite famoso, Guè Pequeno, che canta di voler regalare al fratello di Miss Keta una dose ingente di cocaina [cfr. genius.com], tanto da rimpirgli le narici [«nasca»], cosicchè, mentre è drogato, lei possa uscire con lui [«tuo fratello non vuole che tu esca: gli riempio la nasca»]; racconta attività presumibilmente illecite [«sali all’incrocio, dammi la merce, scendi a quello dopo»]; apostrofa le donne come put**ne [«sai che non mi schiodo da queste bi**ches»]; dice «sei la più fi*a delle case Gescal» [case popolari] mentre le ragazze su Instagram [definite «fig*e»], al suo confronto sono delle balene [«Moby Dick»]; infine, afferma di avere continuamente rapporti con ragazze così come fanno le scimmie bonobo [«fot*o sempre, bonobo, uh uh»]. Il tutto tra sospiri e voci che evocano attività erotica.

Un secondo brano che ha portato l’artista al successo si intitola «Xananas». Il video riprende l’artista e un gruppo di ragazze che si muovono sensualmente in riva al mare, con inquadrature non castigate e non adatte a bambini e bambine. Tuttavia, la questione educativamente sensibile risiede nel testo, che narra dell’uso di farmaci dopanti o ad effetto psicotropo che si possono trovare nelle dispense di casa: lo Xanax, richiamato nel titolo, e il Lexotan. Entrambe le medicine hanno proprietà ansiolitiche, sedative e ipnotiche; sono a base di benzodiazepine e, secondo il bugiardino di entrambe, possono portare allo sviluppo di dipendenza fisica e psichica e, in caso di interruzione brusca, a crisi di astinenza.

Detto questo, rileviamo che l’artista canta «Xanax e Lexotan mi fanno felice», «sedativi (…) da lunedì fino a venerdì», «Lexotan è il downer [rilassante] più chic» per arrivare al mantra del ritornello che fa così: «Xananas [Xanax]: vieni a rilassanti gioia; Xananas: ne prendo un po’ anche una sola; Xananas: peccati di gola; Xananas è sempre l’ora». Ma non è finita: in un verso Miss Keta arriva a cantare «il mio concept è GHB», ovvero il Gamma-idrossibutirrato, sostanza finalizzata a curare ansia ed attacchi di panico e che, presa a dosi basse, può generare euforia, aumentare la socialità, il senso di benessere, la sensazione tattile ed il desiderio sessuale; il GHB è, purtroppo e tragicamente, tra le più usate droghe dello stupro, in quanto può essere somministrata mescolata a cibi e bevande anche all’insaputa della vittima, allo scopo di ridurre la sua resistenza e perpetrare a suo danno una violenza sessuale. Qui, in un problematico rovesciamento delle parti, l’artista-donna canta dell'uso volontario di GHB, mandando un segnale problematico ai suoi molti fans, piccoli, ma anche grandi. 
Nonostante le canzoni trattino di questi temi, nell’intervista a Radio DJ, Miss Keta offre una sua motivazione al fatto che «bambini e bambine» possano ascoltare questo brano; secondo l’artista, ai più piccoli «si parla di ananas per esempio e non di Xananas» andando ad offrire, come si diceva, un altro «livello di lettura». Tenendo per buona questa affermazione, ho fatto personalmente una ricerca in rete per capire se ci fosse una versione castigata, intitolata, appunto “ananas”, magari con un video più consono all’occhio dei più piccoli. Questa versione non esiste e sarei ben lieto di essere smentito. Con un ulteriore sforzo finalizzato a dar credito a questa affermazione, posso immaginare che, incontrando personalmente i suoi fans, l’artista canti «ananas» al posto di «Xananas», ma non è chiaro come cambi il resto della canzone. Resta tuttavia il fatto che la quasi totalità degli ascolti della musica Trap avviene in rete, quasi sempre attraverso i video gratuiti su Youtube, perché è lì che si totalizzano i milioni di visualizzazioni ed è lì che pure i piccoli fan ascoltano e riascoltano «Xananas» con tutto quello che abbiamo descritto.
Se questo non fosse sufficiente, possiamo andare a scorrere il repertorio dell’artista dove troviamo la canzone «Main bit*h», espressione che letteralmente significa «la put**na principale» o «preferita» ovvero una donna che ha una relazione di tipo sessuale, senza coinvolgimento emotivo [cfr. urbadictionary.com]; e, stando al testo della canzone, il tipo di relazione potrebbe anche far girare denaro, laddove dice «ho detto yen, non dollari, solo contanti e muoviti». Oppure nel brano «Burqa di Gucci» dove canta di essere «una ragazza casa e keta [ketamina, farmaco anestetico usata come droga ricreativa con effetti allucinogeni, cui si potrebbe riferire anche il suo nome d’arte]» e «tutta fatta [drogata], fatta in casa, una striscia [cocaina] che mi gasa [mi manda su di giri]». Oppure in «Bastarda da Starbucks» canta «soldi, successo, bamba [cocaina], escort [accompagnatrice]: lo voglio qui e lo voglio adesso».
La prima speranza, nello scrivere questo editoriale, è che questi artisti possano cambiare musica: lo si può sempre fare, perché c’è sempre tempo per cambiare, ma serve un atto di coraggio enorme, perché significherebbe lasciare molto, se non tutto.
La seconda speranza è che il mondo educante - in primis quello cristiano - risorga dalla tomba in cui si è stato seppellito anche dalla musica Trap al femminile, che rappresenta un'efficace ed efficiente forza centrifuga che strappa i sempre-più-piccoli dai percorsi educativi che famiglia, scuola e anche comunità cristiane propongono quotidianamente con uno sforzo immane, in termini di impegno, tempo e anche denaro. Tutto questo è possibile solo se si smette di considerare la musica come un accessorio poco importante nei processi formativi e di crescita dei più piccoli. Dalla musica, lo sappiamo, passa tutto e passa prima. Senza questa consapevolezza, forse dovremmo iniziare a rassegnaci ad avere altri, tranne noi, ad accompagnare la crescita dei nostri figli.

Marco Brusati

 

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