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Dopo la tragedia di Corinaldo, tacere diventa connivenza: eppure, negli smartphone dei più piccoli, continua a girare la stessa musica, che sta distorcendo la formazione delle loro coscienze, con grave danno per la tenuta stessa della società presente e futura.

La tragedia della discoteca La Lanterna Azzurra di Corinaldo, con il suo gravoso carico di morti e feriti, ha acceso un lungo, articolato ed a volte confuso dibattito mediatico che ha riguardato diversi aspetti: tecnici (la sicurezza del locale), organizzativi (il ritardo nell’inizio del concerto), comportamentali (i ragazzi sotto effetto di sostanze psicotrope), artistici (il genere Trap), contenutistici (le canzoni di Sfera Ebbasta). Come ben sa chi mi onora della sua attenzione, da sempre mi trovo in prima linea nell’evidenziare gli effetti drammatici della musica-che-piace sulla vita dei ragazzini-sempre-più-bambini: tuttavia, stavolta sono rimasto ad ascoltare in silenzio, semmai ripubblicando dei materiale di repertorio; sono rimasto volentieri in disparte, in attesa di vedere se, delle agitate acque mediatiche, potesse nascere una qualche idea, iniziativa, progetto, norma a protezione dei più piccoli dallo strapotere mediatico dei loro idoli, bravi musicalmente, assai meno nella responsabilità educativa. Non è successo nulla e, a distanza di un mese, le cose continuano come se Corinaldo non ci fosse stato, con bambini che continuano ad avere nei loro smartphone messaggi anche peggiori di quelli -ormai noti- di Sfera Ebbasta ed il mondo educante che si gira nuovamente dall’altra parte, incapace di agire e reagire.
Provo perciò a reimpostare daccapo il discorso affinché, a partire da una base condivisa, si possano prevenire sia tragedie collettive come quella de La Lanterna Azzurra, sia drammi personali e familiari come quelli dei “ragazzi normali” di 13 anni ricoverati in coma etilico o storditi dalla marjuana.

Anzitutto è doverosa una premessa: con una certa sorpresa, ho scoperto l’esistenza di molti esperti di cui non sapevo; mi dolgo dell’ignoranza, ma ero abituato ad essere una sorta di voce-nel-deserto. 

Detto questo e salvo rare eccezioni come lo psicologo Paolo Crepet, possiamo accorpare i numerosi interventi degli esperti in due posizioni antitetiche. La prima è quella di chi vorrebbe Sfera Ebbasta in galera come unico responsabile dei mali del mondo: tra questi c’è chi, per sua stessa ammissione, ha sentito parlare di Trap la notte del 7 dicembre e addita l’unico artista che probabilmente conosce come capro espiatorio; si tratta di una facile via di fuga dalla fatica quotidiana di stare sul pezzo, di giocarsela minuto per minuto, facendo assomigliare i sostenitori di questa posizione a quegli allenatori che si illudono di aver vinto la partita dopo l’espulsione al primo minuto di un giocatore della squadra avversaria, finendo per perderla malamente. La seconda posizione è quella dei dialoganti-a-prescindere: tra questi c’è chi “non esprime giudizi”, chi “non è in grado di valutare” e chi eleva “il dialogo” con gli artisti ed i loro fans a valore assoluto, indipendentemente dai contenuti; così facendo, i sostenitori di questa posizione evitano la gravosa responsabilità educativa generazionale, con-fondendo bene e male, giusto e sbagliato e creando una sorta di limbo etico in cui tutto è sfuocato e mal definito, finendo per assomigliare a quegli allenatori che, nell’indistinto della nebbia basso-padana, urlano comandi ai giocatori avversari credendo di parlare con i propri. 

Esiste, a mio avviso, una via analitica che non si riconosce nelle due precedenti e che può sostenere un cammino personale e comunitario sulla strada del bene. Questa via ha tre pietre miliari.

La prima: la musica, che non è, come troppi adulti ed educatori pensano, un linguaggio tra gli altri, perché dalla musica passa tutto e passa prima che altrove. La musica ha due funzioni privilegiate: quella di sherpa, che apre strade nuove nelle coscienze, e quella di architetto, che ri-progetta le gerarchie valoriali; ciò sta consentendo l’affermazione planetaria di modelli antropologici che si oppongono a 2mila anni di storia. Inoltre, nell’epoca della percezione iconica, evocativa e non-logica, la musica interessa tutti i mezzi di comunicazione: radio, televisione, cinema, fiction, web, social network, eventi live. Infine, per il fascino che esercita sulle giovani generazioni, la musica è per-formatrice culturale e ri-creatrice di modelli di vita a partire dalla tarda infanzia. Parallelamente, gli educatori alla fede conoscono poco e sostengono con difficoltà l’uso consapevole e critico dei prodotti musicali mass-mediali che vengono visti e letti per il solo valore estetico e non anche per il loro peso antropologico. In questo scenario, le nuove generazioni stanno ri-formando la loro vita su modelli affascinanti nel brevissimo periodo, ma che non saziano la fame di bellezza e di verità e spesso introducono in gorghi esistenziali. 

La seconda: è il mondo educante che deve sapere, con precisione, chi sono gli amici mediali dei ragazzini-sempre-più-bambini, andando a dialogare con loro su cosa ascoltano, vedono e amano, su come gestiscono le relazioni mediali con gli amici reali e quelli virtuali, che a volte coincidono e a volte no; le amicizie mediali sono infatti tanto importanti quanto quelle reali, con la grave problematica che si sviluppano in un sistema, quello mediale, pervaso da modelli antropologici che spingono pesantemente ad un uso ricreativo delle sostanze additive, siano esse alcol o droga; al bullismo e alla prevaricazione tra maschi, tra femmine, dei maschi nei confronti delle femmine e viceversa; a vivere una sexual deregulation, in cui ogni minima norma, anche di buon senso, è progressivamente eradicata.

La terza: è necessario valutare i prodotti mediali con lo stesso codice etico con cui si valutano le esperienze personali. Dopo Corinaldo, non possiamo non sapere e non possiamo più tacere che sia intrinsecamente un male che bambini e bambine, ragazzini e ragazzine usufruiscano di prodotti artistici che cantano droga, spaccio, sballo, insulti sessuali alle donne, come continuano a rilevare i sondaggi periodici di Hope tra i frequentatori degli oratori; per meglio intendere il livello della sfida educativa, ecco un campionario di citazioni oggi disponibili sui profili ufficiali degli artisti.

Tedua [protagonista del concerto di Radio Italia in Piazza Duomo a Milano, promosso dall’Amministrazione comunale]: “sono il più fatto e lo colgo notando il contatto tra me e te” [la marjuana fa cambiare la percezione nella relazione io-tu passando dall’effetto rallentatore a quello di intimità, il contatto]; “Molly nel bicchiere” [per Molly, si intende l'MDMA o Ecstasy che si può consumare sciogliendo la pastiglia in una bevanda]; “lei mi chiama a interesse; vuole la mia weed special” [la mia marjuana speciale]; “anche con una SIM cinese, corri se senti le sirene” [si riferisce agli spacciatori, che acquistano delle SIM temporanee nei negozi cinesi per risultare irrintracciabili dalle forze dell'ordine].

Nitro [anch’egli al concerto di Radio Italia] “organizzo un droga party quando muore Giovanardi” [il politico italiano promotore di una legge che limita l’uso di sostanze psicotrope e stupefacenti].

Capo Plaza [anch’egli al concerto di Radio Italia]: "bevo il succo [il purple drank, codeina estratta dallo sciroppo per la tosse mescolata a bibite gassate e ghiaccio], fumo un pacco”; “nella Gucci sciroppo” [sempre la purple drank messa nel marsupio del noto stilista]; “fumo e vi vedo mossi” [fumando erba, si ha un leggero effetto di decadenza visiva]; “Fumo grammi [marjuana] mentre parli”.

Ghali [icona di integrazione, come riporta anche il quotidiano Avvenire]: “Marijuana (tiene zombie i ragazzi della noche) [Chi fuma sta sveglio alla notte in stato semi-cosciente, tipo zombie]. Marijuana (tornano tardi tutti senza voce) [chi fuma perde la voce]. Marijuana (è un chilo e mezzo, frate', ad occhio e croce). Marijuana (fumo con la testa in mezzo alle sue cosce)”.

Dark Polo Gang [giudici di StraFactor, spin-off di X Factor, in onda per mesi su Sky]: “Sai che siamo come la mafia”; “laviamo soldi sporchi poi diventano liquidi; fot*ti sette str***i poi diventano lividi; abbiamo crack cocaina in primavera e in inverno” [se ti intrometti nel nostro traffico di droga sono botte]; “mi trovi in giro solo solo con la squad [la gang] (…) entriamo a volto coperto e prendiamo tutto quanto [facciamo una rapina]; “e digli a tuo padre di non rompermi il c***o. Giuro che 'sta volta lo prendo e lo ammazzo”.

Gemitaiz: “In uno stupro, puoi soltanto guardare e mangiare un Duplo”.

Mudimbi [protagonista dell’ultimo Festival di Sanremo]: “Mettiti giù a quattro zampe come fa Scooby Doo [cane dei cartoni animati]”; “Scommetti sto giro ti faccio morire legata e annegata come Harry Houdini?”.

Noyz Narcos e Gemello: “paga le tue colpe, spara a tua moglie”; “entro in discoteca con il mitra e ammazzo tutti”.

Clementino [protagonista di "Vado al Massimo", concerto che ha fatto seguito all'incontro dei giovani col Papa, l'11 agosto 2018; le citazioni sono prese da video promozionali pubblicati sul profilo Facebook dell'artista dopo tale data]: “21 come lettere nell’alfabeto; 21 il giorno di Dicembre che son nato; 21 se li sommi è perfetto, consumo; 21 come le canne che fumo”. “Toxico, ti chiama tutta la gente che non lo sa che è naturale e che aumenta la creatività. Ma soprattutto sei nu brav' guaglione, nu brav' guaglione” [non c’è problema a fumare marjuana, sei un bravo ragazzo, la marjuana aumenta la creatività]; “pochi attimi e il THC sale fino a qui, lasciando intorno un aroma di Green [il THC o tetraidrocannabinolo è uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis].

Mostro: “Dammi da bere, mi ubriaco e poi dico solo cattiverie: "cicciona, fai schifo, non farti vedere; vorrei sapere chi c**zo ti s**pa con questo sedere".

Si potrebbe continuare quasi all’infinito, ma, a questo punto, credo sia meglio tornare a tacere, in attesa di avere ancora un po' di energia per ricominciare.

Marco Brusati

 

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