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Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter che contrasta i reati pedopornografici, ha dichiarato che negli scritti e nei convegni delle lobby pedofile si dice esplicitamente che “la pedofilia è l’ultimo tabù da abbattere attraverso la sessualizzazione precoce dei bambini”.  Si presentano tre percorsi di riflessione che, pur non risolvendo il problema, potrebbero favorire azioni che siano qualcosa più di niente.

Anche se c'è ancora, possiamo dire "c’era una volta" la fascia televisiva protetta per i minori, che si fondava su tre idee semplici, basilari e socialmente condivise, dalla mamma al prete, dal papà alla maestra: ci sono cose da adulti e cose da bambini; i bambini non possono vedere o fare cose da adulti; gli adulti devono proteggere l’innocenza dei bambini. Proteggere l’innocenza, sì, come un vino d’annata prezioso chiuso da un tappo delicato, da stappare adagio adagio in una specialissima occasione. Poi venne Internet e il tappo saltò; poi vennero gli smartphone ed i tablet in mano ai bambini, connessi alla rete 4G e non solo il tappo saltò, ma la bottiglia scoppiò e il vino scappò; poi vennero le chat segrete e anonime per fare sexting e non solo il tappo saltò, la bottiglia scoppiò e il vino scappò, ma la casa si frantumò ed il tetto cascò. E dobbiamo ricostruire. Sì, ma da dove? Credo che il primo passo sia, paradossalmente, fermarsi per verificare, senza sconti e facendoci anche male pur di far bene, quali sono gli amici e le amiche mediali dei nostri figli e che cosa stanno loro insegnando sulla vita e sulle relazioni affettive; ci accorgeremmo che i più piccoli sono sempre più stretti tra le grinfie mediali di chi li avvia, consapevolmente o meno, verso una sessualizzazione precoce. Secondo don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter, associazione attiva nel contrasto dei reati pedopornografici, negli scritti e nei convegni delle lobby pedofile si dice esplicitamente che “la pedofilia è l’ultimo tabù da abbattere attraverso la sessualizzazione precoce dei bambini”.

Chiaro, pochi tra quelli che collaborano alla filiera della sessualizzazione precoce hanno la consapevolezza del punto di arrivo di questo processo e di chi lo stia, in un certo senso, guidando: c’è chi non sa e chi non vuol sapere, c'è chi non ci crede e chi dice che queste cose ci sono sempre state, c’è chi ha paura di dire qualcosa di diverso dalla massa e chi crede che il mondo d’oggi vada così, c’è chi è convinto che i bambini debbano avere una loro sfera erotica e ci sono anche, secondo il rapporto 2017 della citata Associazione Meter, “le lobby strutturate e ben organizzate” che “tentano di promuovere un clima culturale di accettazione della pedofilia e di normalizzazione della devianza arrivando addirittura a raccolte fondi a sostegno della causa e della giornata internazionale celebrata ogni anno dai pedofili di tutto il mondo”. Abbiamo, a questo punto, il gravissimo sospetto che il pensiero mediale, cui esponiamo i nostri figli nella solitudine dei loro smartphone e nelle case prive di presenze educative, sia pesantemente corrotto anche dal lavoro di questo tipo di lobby, i cui effetti non tardano a farsi notare se è vero che nel 2017 i link pedopornografici scovati sono oltre 17mila (+84% sul 2016), le foto oltre 2 milioni (+1% sul 2016) ed i video oltre 900mila (+485% sul 2016). Sempre don Di Noto dice: “voglio ricordare che ormai molti bambini hanno rapporti già ad 11 anni a causa della sessualizzazione e concepiscono se stessi e gli altri come oggetti. Ho incontrato tanti bambini vittime dell’erotizzazione precoce e nessuno, sottolineo nessuno di loro, ha una vita normale. Sono vite devastate”. 

Prima di offire tre percorsi di riflessione, chiarisco che non sto dando minimamente del pedofilo a chi mette in atto un qualche comportamento tra quelli sotto indicati, ma sto affermando, con decisione, che la sessualizzazione precoce, istigata medialmente nei bambini, fa la gioia dei pedofili e devasta la vita. Spero che questo sia sufficiente per togliere ogni dubbio sulle mie intenzioni, ma produrrò un altro esempio per evitare inutili e sterili discussioni: A chiede a B di portare un pacco chiuso a C e, dopo averlo consegnato, B viene a sapere dalla TV che nel pacco c’era una bomba perché C è un terrorista; il giorno dopo A richiama B e gli consegna un nuovo pacco chiuso per D; se B lo consegna, il suo grado di responsabilità nell’azione terroristica aumenta e continua ad aumentare ad ogni pacco che B consegna a E, F e via dicendo. Analogamente, chi viene a sapere del legame tra sessualizzazione precoce e pedofilia, ha maggiore responsabilità nel vigilare ogni giorno e negli ambiti apparentemente non interessati dal problema. A questo servono gli esempi, non a dire che chi collabora alla filiera è tout-court una personalità pedofila.

Ed ecco, dunque, tre percorsi di riflessione che possono aiutare a capire a che livello sia possibile agire nel concreto della vita quotidiana. Il primo riguarda la musica: il mondo delle pop-star ha, tra le fan, bambine a partire dagli 8 anni; su tutto, anche sulla musica, prevale l’univoco, unificante e condiviso atteggiamento sessualmente provocante e provocatorio; un erotismo spinto ed esibito negli immancabili balli orgiastici in cui si attua un modello di sessualità fluida e che non offre spazi alla relazione speciale tra uomo e donna; una oggettivizzazione del corpo femminile offerto come strumento per il piacere proprio e altrui. Qualche citazione: “un po' meno conversazione e tocca un po' di più il mio corpo” (Ariana Grande in "Into you"); “siamo venuti qui per divertici tanto, possedere qualcuno (…) è la nostra festa, possiamo amare chi vogliamo, possiamo baciare chi vogliamo” (Miley Cyrus in “We can’t stop”). Come le bambine sono attratte dalle pop-star, i maschi si sentono più portati verso il Trap (per i profani: una sorta di hip-hop e rap), un genere in italiano in cui la donna è chiamata regolarmente “tr**ia”, come raccontano artisti tipo Gemitaiz o Dark Polo Gang; ciò espone i bambini maschi che seguono questo genere ad una sessualizzazione precoce che si può sviluppare in una relazione malata con la donna che viene considerata oggetto della propria soddisfazione, anche sessuale, come dimostrano i video in cui è rappresentata come un trofeo tribale da esibire su macchine o durante feste di lusso. E quando vanno a scuola, questi bambini, con quali occhi guarderanno la compagna di classe? E lei, come si sentirà guardata?

Il secondo percorso riguarda quella Tv che appare ormai banalmente normale: vedere reality show come l’Isola dei Famosi o il Grande Fratello -nonne, mamme, bambine o bambini di pochi anni tutti insieme sul divano- espone ad una sessualizzazione precoce che può aprire a relazioni affettive esibite, spudorate e strumentali, fuori dalla sfera privata ed utilizzabili in maniera seduttiva anche quando ancora non se ne capisce il reale significato.

Il terzo percorso riguarda i Social Network: li si espone ad una sessualizzazione precoce per imitazione ambientale quando si lasciano bambini e bambine, ragazzini e ragazzine da soli a chattare su Snapchat, una chat da 10 miliardi di interazioni al giorno, in cui i video e le fotografie si possono cancellare a comando del mittente; una chat affollata da preadolescenti e tardo infanti che, secondo QC, è pensata “apposta per scambiarsi foto a luci rosse”, per “rimorchiare in totale libertà”, per rendersi “sexy più che mai” senza fare la “figura degli sf***ti”, perché, altrimenti, “non ci sono foto sexy che tengano”. Così come espone ad una sessualizzazione precoce la mancata vigilanza su Instagram e sulla corrispondente chat che si chiama Thiscrush, anonima, piena di pornografia verbale e cyberbullismo di cui sono spesso fatte oggetto le ragazzine che espongono le loro foto ammiccanti su Instragram; un anonimato dietro cui non si sa se si nasconda il compagno di classe o un adulto con le pulsioni più bestiali. E qui il cerchio inizia a chiudersi. Un cerchio che non riesce però a chiudere una questione molto complessa anche per la durezza di orecchi e di cuore del mondo educante, su cui si dovrà giocoforza ritornare in futuro. Intanto, proviamo a conoscere gli amici e le amiche mediali dei nostri figli, perché il loro bene ha bisogno inevitabilmente di noi.

Marco Brusati

 

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