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E' urgente e necessario cogliere ogni occasione per fornire ai ragazzini, insieme ai loro genitori, una lettura critica dei progetti artistici che tanto li affascinano, ma che offrono una visione della vita e delle relazioni antitetica rispetto a quanto si insegna: in oratorio, in famiglia, nella scuola.

“21 come lettere nell’alfabeto, 21 il giorno di Dicembre che son nato, 21 se li sommi è perfetto consumo, 21 come le canne che fumo. Si te piac ‘o sound te piac ‘a Ganjaa” [se ti piace questa musica, ti piace la marjuana]. Questa canzone (Fumo) di Clementino rappresenta l'archetipo dell'apologia in musica del consumo di sostanze psicotrope, che, nel volgere di un decennio, ha portato all'affermazione della cultura della droga, dell’alcol e dello sballo come parte integrante del divertimento e del tempo libero, a partire dalla tarda infanzia. Non basta che la Scuola, le Istituzioni, ma soprattutto la Chiesa e la Famiglia dicano di non drogarsi: lo devono dire anche i leader culturali, musicali, mass-mediali, cui, per il quieto vivere o per insipienza generazionale, stiamo dando la possibilità di amplificare all’infinito modelli di vita che andrebbero contrastati o quantomeno criticati con passione e decisione. Invece regna il silenzio della notte sull’oceano, mentre i nostri adolescenti, in viaggio-premio sul Titanic, sentono l’orchestrina suonare allegri motivetti, preparandosi all’appuntamento con l’iceberg. E gli adulti, nella lontana e sicura banchina del porto, si complimentano tra sé e sé del viaggio regalato ai loro figli.

Se una ragazza è più propensa a seguire una pop-star-femmina, un ragazzo è più interessato ad un artista hip-hop-maschio: lo rileva un sondaggio curato da Hope che ha chiesto ai partecipanti di alcuni oratori estivi tra gli 11 e i 13 anni quali fossero i loro cantanti preferiti, ricevendo circa 500 risposte. Non sorprende che tra le preferite dalle ragazzine ci siano Ariana Grande, Miley Cyrus, Selena Gomez e Katy Perry, che, come ho sostenuto in “Musica, bambine e rieducazione pornografica”, hanno in comune un “atteggiamento sessualmente provocante e provocatorio, un modello di sessualità fluida e una oggettivizzazione del corpo femminile”. Quello che sorprende non è nemmeno trovare tra le preferenze dei maschi Fedez, J-Ax e Rovazzi (quelli del “ti mostro il ca*” cantato davanti a bambini di pochi anni), ma incontrare artisti italiani hip-hop emergenti nati negli anni Novanta, che si fanno conoscere su YouTube e tramite il tam-tam dei social-network. Il loro genere, tecnicamente parlando, si chiama "Trap". Nello specifico, i ragazzini intervistati negli oratori sono pressoché tutti fans del collettivo artistico romano Dark Polo Gang, per il quale la donna non ha nome, né identità, ma semplicemente è una “tr**a”, come viene ripetuto nelle canzoni “Magazine”, “Caramelle” e nell’omonima “Dark Polo Gang”; per questo gruppo, inoltre, la donna è bottino nella guerra per la supremazia tra maschi (“sì, sono proprio quello st****o che si sc**a la tua donna”), da trattare senza rispetto (“la tua tipa la suono come Eric Clapton”), come ascoltiamo nel brano “Marilyn Manson” dedicato all’omonimo artista, un satanista, detto per inciso; per Dark Polo Gang, infine, i soldi sono tutto (“sto pensando solo ai soldi, giuro sono malato”) e si può arrivare a minacciare di morte (“e digli a tuo padre di non rompermi il c***o. Giuro che 'sta volta lo prendo e lo ammazzo”) come ascoltiamo nel brano “Cono gelato”.

Se questo non bastasse, l’apologia della droga e la narrativa dello spaccio per far soldi è una costante in queste canzoni. Tra le centinaia di citazioni, prendiamo quella di Ghali, T-rapper italiano di origini tunisine, che nel brano “Marijuana” canta di canne al volante e di relative allucinazioni: “Fumo e perdo l'equilibrio. Forse ti da un po' fastidio. Abbassa un po' il finestrino. Fuma e poi chiedi il collirio. Lacrime di coccodrillo. Sta ganja (la mariujana n.d.r.) spaventa e ti giri. Ti sudan le mani, mi chiedi due tiri. Vedi i draghi e vedi nigiri”. Stesso rapporto con la droga viene cantato da un altro idolo dei ragazzini in oratorio, Sfera Ebbasta, il quale, nel brano “BRNBQ” racconta della normalità della droga (“L'odore di un pacco di erba che si sente in tutta la scala”), di cristalli di droga che bruciano sulle ampolle (“Giovani rocce su giovani bocce”), di spaccio per eludere le forze di polizia (“Bustine in reggiseni di giovani donne”) e di uso di droga (“Fumiamo 10 grammi”). 

Dopo aver scoperto chi sono gli idoli dei ragazzini d’oratorio, ci sono brevi considerazioni da fare. Anzitutto, sappiamo che la trasgressione esercita un forte fascino sui maschi, che tuttavia non sarebbero irretiti così presto e così facilmente se il mondo educante capisse una volta per tutte che non si tratta solo di canzoni, ma di modelli di vita che in-segnano con maggiore efficacia di un educatore professionale, perché si appoggiano sulla bellezza della rima e del ritmo musicale. Inoltre, è fondamentale conoscere e capire chi sono i “compagni mass-mediali” dei più giovani, in particolare quegli artisti musicali, che, a differenza del mondo educante, li accompagnano 24 ore al giorno nei loro smartphone da dove cantano come vivere la vita, spassarsela, divertirsi, come trattare gli altri, cosa fumare e quali sostanze prendere. Infine, è urgente e necessario cogliere ogni occasione per fornire ai ragazzini d’oratorio, insieme ai loro genitori, una lettura critica dei progetti artistici che tanto li affascinano, per evitare di arrivare al punto di non-ritorno, oltre il quale la prevenzione educativa non può più nulla ed a cui ci si sta pericolosamente avvicinando giorno per giorno: il furto, anzi, lo stupro mediatico dell’innocenza di ragazzini sempre più bambini.

Editoriale aggiornato all'11 agosto 2018

Marco Brusati

 

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