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L'elemento unificante delle pop-star di importanza planetaria è l'atteggiamento sessualmente provocante e provocatorio, che sta favorendo una rieducazione di massa, soprattutto delle bambine, ad una visione pornografica della vita propria e altrui.

 

Non esistono parole adeguate per esprimerne la condanna della strage alla Manchester Arena in cui sono morte 22 persone perlopiù giovanissime: è una condanna senza se e senza ma, definitiva ed irrevocabile

Questa terribile tragedia ha acceso un riflettore laterale su una cantante, Ariana Grande, facendola conoscere anche a quegli adulti che non ne avevano mai sentito parlare: un'artista che piace soprattutto alle giovanissime a partire dagli 8-10 anni che la seguono in migliaia ai concerti e in centinaia di milioni sul web. Si tratta di un'esponente di rango del mondo delle pop-star americane e che comprende anche Miley Cyrus, Katy Perry, Lady Gaga, Rihanna, Shakira, solo per citarne alcune. Di questo mondo vorrei mettere in evidenza alcuni aspetti educativamente sensibili. Prima, però, va sgomberato il campo da un fraintendimento rischioso: parlare, anche criticamente, di un mondo che si è trovato al centro di un gravissimo ed esecrabile episodio, non significa pensare che sia giustificabile quanto accaduto a Manchester: non solo non lo penso lontanamente, ma credo pure che chi azzardi una simile ipotesi non abbia a cuore il bene di quelle stesse giovanissime persone che vorrebbe proteggere: lo ribadisco con forza a scanso di equivoci. Detto questo, può equivocare solo chi è in malafede.

Dal punto di vista artistico le pop-star americane si assomigliano un po’ tutte, anche se c’è chi ha un sound più latino, chi più black, o disco o rock. Tuttavia è una rovinosa illusione credere che si tratti solo musica alla moda: il mondo di queste artiste è portatore di un sistema di pensiero coerente che viene veicolato a livello planetario attraverso canzoni e videocliplook e concerti, interviste sui grandi network e interventi quotidiani sui social. E su tutto prevale l’univoco, unificante e condiviso atteggiamento sessualmente provocante e provocatorio; un erotismo spinto ed esibito negli immancabili balli orgiastici in cui si attua un modello di sessualità fluida e che non offre spazi alla relazione speciale tra uomo e donna; una oggettivizzazione del corpo femminile offerto come strumento per il piacere proprio e altrui. Anche le parole delle canzoni non lasciano spazio all’immaginazione. Eccone alcuni esempi, presi dallo sterminato campionario: “un po' meno conversazione e tocca un po' di più il mio corpo” (Ariana Grande in "Into you"); “cammina, ragazza alla moda, lavoralo, muovi questa pazza p*” (Lady Gaga, in "Bad Romance"); “siamo venuti qui per divertici tanto, possedere qualcuno (…) è la nostra festa, possiamo amare chi vogliamo, possiamo baciare chi vogliamo” (Miley Cyrus in “We can’t stop”). E chi crede che queste siano esagerazioni, si dovrebbe chiedere perché alcuni videoclip delle pop-star siano finiti nel giro dei Tube pornografici, come è successo a "Word" di Rihanna, "Rabiosa" di Shakira, "Love game" di Lady Gaga o "Focus" di Ariana Grande: pornografici non lo sono in senso oggettivo, ma in senso soggettivo, nella percezione di chi guarda e nell'intenzione di chi li ha pensati.

Adesso: chiediamoci se queste proposte siano adatte a bambine di quarta o quinta elementare, le quali, se non ci fossero adulti a proporgliele, non le andrebbero certo a cercare; chiediamoci se questa sia solo musica e se non sia invece un sistema culturale che conta molto nei processi di crescita di chi ha in mano uno smartphone; infine, chiediamoci se non si stia compiendo, nel silenzio o nell'arrendevole approvazione del mondo adulto, una rieducazione di massa ad una visione pornografica della vita propria e altrui, di cui dovremo presto chiedere perdono. Tutti.

Marco Brusati

 

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