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Nelle famiglie non ce la si passa bene quando si accetta che gli adolescenti possano vivere divertendosi secondo i modelli mediali che propugnano la libertà assoluta da ogni regola, in particolare in tema di soldi, sesso, alcol e fumo. 

In molte famiglie con adolescenti pare che non ce la si passi molto bene: e non parlo di quella piccola conflittualità che da sempre caratterizza la convivenza di generazioni diverse sotto lo stesso tetto, che è normale quando si mantiene nell’orizzonte di un processo educativo che vuole il bene dell’altro.

Non ce la si passa molto bene quando, paradossalmente, tutto fila liscio, quando la condivisione delle giuste aspirazioni di autonomia e diversità degli adolescenti si trasforma nella validazione di ogni loro pensiero o comportamento socialmente imposto.

Insomma, non ce la si passa bene quando si accetta, per convinzione, incomprensione o sfinimento, che gli adolescenti possano vivere divertendosi secondo quei modelli che smartphone, radio, Tv, e web, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, portano nella loro vita e che, troppo spesso, propugnano la libertà assoluta da ogni regola, in particolare in tema di soldi, sesso, alcol e fumo. E così si va d’accordo, non ci si contrasta mai.

E chi mettesse anche solo in dubbio questi modelli parlando con altri adulti, si sentirebbe ripetere che non si può vietare ogni cosa, che non si può demonizzare, che non siamo più nel Medioevo perché il mondo oggi va così e noi non ci possiamo fare nulla; al massimo, dobbiamo vigilare che i figli non si facciano troppo male. 

A questo punto, osservando con coraggio la realtà e rimanendo lontani da ogni forma ideologica, ci accorgeremmo che ci sono ancora molti genitori che vorrebbero accompagnare sulla strada della vita i loro figli ed insegnare loro quei valori morali che essi stessi hanno sperimentato come buoni per vivere bene; tuttavia, questi stessi genitori si trovano contro chi, per fare solo un esempio, canta nelle orecchie dei loro figli che la marjuana non è mica un problema, che fumarla è divertente, oppure che una festa senza alcol non è una festa, che la notte è fatta per essere vissuta e via dicendo. E così decine di conduttori, artisti ed opinionisti mass-mediali in cerca di consenso e di qualche soldo in più rischiano di far diventare i genitori, freudianamente, dei morti che camminano; eppure sono genitori che continuano a sognare per i loro figli e le loro figlie una vita serena e armoniosa, lontana dalla droga, dall'alcol, dal guadagno facile e da una sessualità istintuale privata di ogni regola anche di buon senso, sapendo che questo stile di vita non porta al loro bene. Ma si sentono schiacciati, impotenti e senza aiuti. Spesso, si convincono che questa sia la naturale evoluzione della modernità. E dov'è chi dovrebbe aiutarli a risorgere da questa situazione; in primis, dove sono le comunità, le associazioni e le organizzazioni cristiane? Hanno alzato bandiera bianca? Forse sì, ma spero di essere smentito da una realtà che non conosco. Resto in ascolto.

[Riedizione dell'editoriale "I genitori sono morti che camminano?", pubblicato su questo Blog]

Marco Brusati

 

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