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Altra conferenza stampa del Premier, altro giro a vuoto per la riapertura delle chiese nel rispetto di tutte le misure e con tutti, appunto, i crismi.

«Al momento niente aperture delle Messe ai fedeli anche dopo il 4 maggio. Il premier ha detto che esistono "rigidità" all'interno del Comitato tecnico-scientifico» (cf. Avvenire, QUI). Saranno consentiti, dopo tale data, i funerali con al massimo 15 persone. Quindi, per andare a Messa devi avere un morto in casa? Terribile.

Faccio l'analisi logica: se [e sottolineo "se"] l'obiettivo è evitare il contagio, si devono usare tutte le precauzioni ormai note in caso di epidemia e non solo quella di Covid-19: mascherina, guanti, distanza, riduzione delle persone per metro quadrato. Fin qui tutto bene. Questo, logicamente, vale in ogni luogo e in ogni tempo, ovvero: se posso andare a un funerale con 15 persone perché non posso andare a Messa con 15 persone? E perché aspettare il 4 maggio e non farlo subito? E questo non vale solo per il culto, ma per tutte le attività. Questo direbbe la logica.

Con il DPCM è stata fatta una prova di forza, se, come ha scritto la giornalista Martina Pastorelli: ‪«Ha parlato il #Papa. Hanno parlato il presidente e il vicepresidente della #Cei e i vescovi della #Lombardia.‬ ‪La #Chiesa che c’è chiede di riprendere le celebrazioni pubbliche». Così non è stato. E così non è Stato.

Marco Brusati

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