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Secondo i suoi ispiratori e promotori, l'appropriazione culturale è «l'adozione o l'utilizzazione di elementi di una cultura da parte dei membri di una cultura "dominante"», la quale «sarebbe irrispettosa e costituirebbe una forma di oppressione e di spoliazione» (QUI). 

La questione non è secondaria perché sta già segnando le produzioni dei mass-media mainstream, quelle che formano l'immaginario generazionale. Ad esempio, la Disney ha dovuto ritirare dal commercio un costume ispirato al film Oceania che riprendeva tatuaggi polinesiani a seguito dell'accusa di appropriazione culturale e di irrispettosità; caso analogo è quello occorso alla cantante globale Kate Perry, criticata per una sua tenuta da geisha, propria della cultura giapponese o per un post Instagram con l'immagine della dea hindu Kali. Lo scorso mese di agosto Elena Rossi, esperta di prodotti di bellezza bio [Green Beauty Expert] nonché presente su Tik Tok con decine di milioni di like e decine di migliaia di followers ha dichiarato: «Sono stata accusata di appropriazione culturale per essermi fatta le treccine afro» [QUI].

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Infine, sul sito «NappYtalia» che promuove questa linea culturale, anche certi costumi carnevaleschi potrebbero essere poco rispettosi. «A Carnevale ogni scherzo vale! – Sì nel rispetto della cultura e sensibilità altrui» si legge nella didascalia di questa foto [QUI].

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In questa sede non voglio esprimere alcuna valutazione sul movimento, semmai lo farò in futuro, ma rilevare che questa potente e crescente corrente di pensiero è comunemente accettata dalla cultura dominante che si esprime nell'area dei mass-media mainstream e che è ormai capace di orientare le scelte dei suoi personaggi che necessitano di consenso e "mi piace" per vivere o sopravvivere, non certo di polemiche o "non mi piace". Allora mi chiedo: chi riconosce e accetta il principio che non è bene appropriarsi dei fenotipi culturali e religiosi altrui, lo fa nei confronti di tutte le culture? Vediamo due casi, in breve. 

Un'influencer da milioni di followers come Chiara Ferragni e un cantante da 2 Sanremo come Achille Lauro si trovano in una posizione culturalmente dominante sia rispetto alla vecchina nerovestita che insiste nell'andare a Messa e nell'accendere devota e rispettosa una candela alla Vergine, sia rispetto alla risicata minoranza che ormai frequenta le comunità cristiane, che canta nelle celebrazioni e che nel post-lockdown si è ulteriormente assottigliata anche a causa dei giovanissimi non pervenuti alla riapertura della chiese. È un dato acclarato da tutte le statistiche e le analisi, dunque, sia che esista una cultura cristiana, sia che i cristiani siano culturalmente una minoranza, indipendentemente dai dati dei battezzati. Si parla ormai da decenni di «società post cristiana» e «scristianizzata» [cf. p.e. QUI]. Analogamente, è piuttosto evidente la tendenza dei personaggi famosi ad usare simboli, frasi  e richiami cristiani per visibilità e ritorno in termine di business.

Se, nell'esempio della foto soprastante, è poco rispettoso il costume dell'uomo caucasico in foggia di nativo-americano, che dire -culturalmente parlando- di questa immagine della Ferragni-Madonna?

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E di questa di Achille Lauro-Gesù?

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Ho volutamente utilizzato due immagini, per così dire, leggere, in cui i personaggi noti si sono soltanto sostituiti alle sacre figure, senza gesti o atteggiamenti in sé blasfemi, anche se va segnalato che hanno urtato la sensibilità di alcuni credenti [QUI]; tuttavia è bene ricordare che questo è solo il punto di partenza, mentre i punti di arrivo sono diversi e lontani, come la rappresentazione del Crocifisso trasformato in demonio sulla T-shirt della cantante globale Madonna [Louise Veronica Ciccone].

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In conclusione: per parafrasare Nietzsche, il sacro sta morendo e noi lo stiamo uccidendo? E, per parafrasare Martin Luther King, questo sta avvenendo per l'indifferenza dei buoni? 

Marco Brusati

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L'Autore studia l'influsso dei modelli antropologici mass-mediali sull'educazione e divulga i risultati delle analisi attraverso gli scritti e la formazione per docenti, genitori ed educatori, online o in presenza. È professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze nel master "Comunicazione istituzionale". Ha curato i contenuti di numerosi eventi ecclesiali, nazionali e internazionali con oltre 5 milioni di partecipanti. Vive nell'area metropolitana di Milano. Info e contatti QUI

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