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Le Iene hanno pubblicato in esclusiva un video preso da Instagram (QUI) in cui «si vedono i fratelli Bianchi in macchina» accompagnati da «due donne» e diffuso sui Social «intorno alla mezzanotte del giorno della morte di Willy Duarte, quindi circa tre ore prima del pestaggio». 

Questo video ha come colonna sonora una canzone che merita di essere brevemente analizzata per il suo approccio aggressivo, irrispettoso ed insensibile alla dignità dell'altro-da-sé. 

Si tratta del brano Diavla [Diavola] del trapper ispanico Chris Viz [ft. Young Vene] che pare comporre un manifesto di machismo porno-tossico quando, rivolgendosi ad una ragazza, ne denigra il fidanzato  [«il tuo ragazzo è uno stupido»; «ha bisogno del Viagra»]; le si offre sessualmente [«tu meriti un lupo, qualcuno che sappia darti piacere, io ti divoro, te lo inf*lo, baby»]; la approccia pornograficamente: [«ti farò avere l’orgasmo cinque volte: dimmi solo quando vuoi essere chia*ata, sì»; il tutto senza impegno [«io te lo me*to senza impegni sentimentali»], purché ottenga quanto gli interessa [«dammi quel c*lo che te lo stringo»].

Tre brevi annotazioni.

La prima: chi vede una certa qual corrispondenza tra vita-cantata e pezzi di vita-vissuta può darsi che si sbagli; così come può essere che normalmente in quella macchina passasse Mozart o Bach e non «Diavla» o altri brani del genere; così come diamo per scontato che i suoi protagonsiti non sapessero cosa si stesse cantando, nè che tipo di mondo venisse rappresentato; tutto vero, ma resta il fatto inequivolcabile che sono tante, troppe le canzoni Trap che presentano modelli anti-sociali e che, lontano dal rappresentare il malessere delle periferie, sono diventate strumenti per la normalizzazione della devianza, come ho scritto in diversi editoriali QUI QUI e QUI, per esempio.

La seconda: nessuno sta qui dicendo che chi ascolta questo tipo di messaggi -non solo di questa canzone!- poi vada necessariamente in giro ad ammazzare o a stuprare, ma si sta dicendo che lasciandoli circolare liberamente non si contribuirà a far crescere uomini equilibrati, rispettosi e amorevoli, né a promuovere la dignità della donna.

La terza: se questi messaggi passano fin dai primi anni di vita nelle applicazioni degli smartphone senza alcun accompagnamento critico del mondo adulto, il machismo porno-tossico rischia di diventare di normale attualità, nonostante l'incremento degli investimenti in corsi anti-bullismo, pro-rispetto, in un contesto sociale col nervo scoperto su questo tema e un mainstream dell'informazione pronto a reagire per un commento su un vestito o una pettinatura di una donna, ma prono quando la donna è, letteralmente, oltraggiata dagli idoli di ragazzini sempre più bambini.

Marco Brusati

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L'Autore studia l'influsso dei modelli antropologici mass-mediali sull'educazione e divulga i risultati delle analisi attraverso gli scritti e la formazione per docenti, genitori ed educatori, online o in presenza. È professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze nel master "Comunicazione istituzionale". Ha curato i contenuti di numerosi eventi ecclesiali, nazionali e internazionali con oltre 5 milioni di partecipanti. Vive nell'area metropolitana di Milano. Info e contatti QUI

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