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«Ghe lo sül goss»: in dialetto lodigiano [che non contagia, state tranquilli] letteralmente significa «ce l'ho in gola» e viene usato in riferimento a quelle cose che non vanno giù e che alla fine bisogna tirare fuori. 

«Ghe lo sül goss» e lo tiro fuori: il coronaVIRUS si è trasformato in  coronaVITIUM, che sta affondando le relazioni umane anche quelle a rischio-contagio prossime allo zero. La mia esperienza? Pur non vivendo [ovviamente] dentro la zona rossa e abitando in area metropolitana di Milano [che è aperta e dove si gira], mi stanno disdicendo inviti ad andare anche dove non vige il divieto di riunione, anche in zone lontane dal cosiddetto contagio, nella logica del «è di quelle parti e non si sa mai». Ben sapendo che l'appello alla ragione in tempi di paura non sortisce alcun effetto, faccio umilmente notare che «è di quelle parti» in Lombardia non significa nulla, giacché da una parte all'altra della Regione c'è più distanza di quella che intercorre tra Roma e Napoli. Detto questo, purtroppo, devo constatare che le disdette arrivano anche da dentro quegli «ambienti cattolici» in cui svolgo principalmente la mia missione. Spiace dirlo, ma questa è la strategia del branco da cui il «soggetto debole» viene allontanato e condannato a crearsi, se ce la fa, il suo gruppo [i malati, gli untori, i contagiati]; un gruppo che - si badi bene- crescerà come branco antagonista di quello che l'ha escluso: questo per capire il piano inclinato su cui ci si è messi, complice anche una  campagna di comunicazione con errori da prima elementare. Pure l'accaparramento e lo svuotamento dei supermercati è assimilabile alla conquista del territorio e del cibo-in-esclusiva propria del branco: anche in questo caso conosco diversi «compagni di Messa» che si sono precipitati a fare scorte, «non si sa mai che resto io senza cibo». 

Dunque, siamo passati da gregge a branco in una settimana: si tratta di un'interessante questione sociologica ed ecclesiale, da trattare per bene in futuro.

Mi sia infine consentita una considerazione conclusiva: quando ritornerà la normalità della vita, ritorneranno pure i discorsi, da ogni cattedra e pulpito, sulla non-discriminazione per le più diverse aggregazioni umane, con una credibilità che sarà tutta da ricostruire, se mai si potrà. Ad oggi di questi discorsi non se ne sentono. E solo Dio sa - anche con le chiese chiuse- quanto ne avremmo bisogno. 

Marco Brusati

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