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Lo «spettacolo» attorno alle canzoni non mi interessa: ne ho fatti forse troppi (15 anche all'Ariston con Sanremo Jubilmusic) e (senza volerlo) capita di prevedere le mosse e di essere preso dalla noia.

Mi spiace per gli autori, ma ci sono altri utenti migliori di me: e poi non sono uno spettatore online, ma offline (la rete aiuta). Mi interessano invece i giovani e le loro canzoni. Ed ecco le note.

1) Metodo: nella prima serata (e così sarà prossimamente) gli unici mandati a casa sono stati 2 giovani ed è un brutto segno generazionale che nell'arena dello spettacolo ci siano solo loro a giocarsi la pelle (della carriera artistica):  costava tanto tenerli dentro come i c.d. BIG? Che segnale diamo come adulti? Che noi non vogliamo rischi, mentre loro se li devono accollare? Mah... Potessi un domani dire la mia, rovescerei il regolamento verso un Festival inclusivo e non esclusivo. Ma forse sogno troppo nonostante l'età avanzata.

2) Canzone: con queste premesse, succede che il testo più interessante della serata (e credo del Festival tutto) sia stato mandato a casa: si tratta di "Tsunami" di "Gli Eugenio in Via di Gioia". Un testo interessante e, diciamolo, esteticamente sopra la media per originalità (associazioni verbali non sentite mille volte), mantenimento dell'area semantica (non salta di palo in frasca in un elenco infinito di frasi scollegate), aderenza esperienziale (parlano della loro età), orientamento positivo (la situazione generazionale è analizzata con leggerezza critica): il nome del gruppo è effettivamente difficile da ricordare (ma anche «Elio e le storie tese» lo era), ma non il pezzo. Buona fortuna: noi adulti diciamo così quando non sappiamo che dire. Qualcosa però ho cercato di dire sopra.

Per vedere l'esibizione: QUI

 

Marco Brusati

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