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Abbiamo appena finito di piangere Gaia e Camilla, le due ragazze di 16 anni morte a Roma alla fine dello scorso anno, colpite da un proiettile in corsa guidato da un 20enne positivo ad alcoltest e drogatest.

Ed eccoci al primo week-end del nuovo anno con due episodi assurti alla cronaca nazionale per la loro gravità. Il primo è una strage con numeri da attentato terroristico: 6 morti (**) e 11 feriti per un investimento avvenuto a Lutago, in Alto Adige, dove un'auto guidata da un 28enne positivo all'alcoltest ha travolto una comitiva di ragazzi tedeschi tra i 20 ed i 25 anni. Il secondo è avvenuto a L'Aquila, dove è stata uccisa Sara, 21 anni ed il suo fidanzato Alessio è stato gravemente ferito; loro, Sara e Alessio, hanno avuto la sola colpa di trovarsi sulla linea di tiro di un proiettile guidato da un 25enne positivo all'alcoltest e al drogatest.

Quella degli ubriachi al volante non è un problema percepito, ma realissimo. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità «a livello europeo, un incidente su quattro (25%) è attribuibile all’alcol»; inoltre, ed è qui il dato generazionale, «negli incidenti causati da guida in stato di ubriachezza la stragrande maggioranza delle persone coinvolte (96%) è rappresentata da individui di sesso maschile, di cui il 33% giovani o giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni». E conclude che, seconde le stime della Commissione Europea, «ogni anno almeno 10.000 persone muoiono in incidenti stradali provocati dall’alcol». A livello italiano l'alcol alla guida è la prima causa di morte e disabilità per giovani sotto i 24 anni.

Intanto, ragazzini sempre più bambini vengono irretiti da una cultura mediale che li rende ansiosi di fare la loro iniziazione allo sballo, mentre adulti stanno a guardare pensando che ormai così fan tutti. Ecco alcuni dati ancora: secondo il Ministero della Salute e l'istituto HSBC Italia, il 40% dei 15enni ha fatto abbuffate alcoliche, soprattutto nei luoghi del divertimento e in occasione di feste; sempre secondo l'Istituto Superiore di Sanità si comincia a bere alcol a 11 anni; poi a 14 si finisce in ospedale anche in coma etilico, come rilevano sempre più medici dei Pronto Soccorso, tra cui citiamo il dottor Ristori dell'ospedale di Cecina che quest'estate diceva: «a stupire è l’età dei ragazzi coinvolti, sempre più giovane: dai 14 ai 16 anni».

Con una situazione come questa, abbiamo il dovere di esercitare la libertà di parola responsabile ed educante per criticare chi sibila 24/7 ai nostri giovanissimi figli cose come queste: «sono già ubriaco, ma prendine un altro. Perché siamo fatti l'una per l'alcol. Ye, dai versane un altro (ye). E poi fan**lo a chi ci giudica. La vita è troppo corta per pensare a voi. Ma forse non ci pensi mai» [Fedez, canzone l'Uno per l'alcol, 2019]. 

Su una cosa ha ragione l'autore di questo famosissimo brano citato a titolo di esempio di correlazione non causale (*): la vita è troppo corta. Già, soprattutto alla guida dopo aver bevuto: troppo tragicamente corta, per sé e, soprattutto, per gli innocenti coinvolti.


(*) La correlazione non causale (correlation not causation) è un concetto statistico protettivo di una ricerca che riferisce l'incapacità di dedurre  una relazione causa-effetto tra due variabili esclusivamente sulla base di un'associazione osservata o correlazione tra di loro. Tuttavia, la ridondanza comunicativa (ripetizione del messaggio) finisce per creare un ambiente culturale reale o percepito entro il quale si forma l'immaginario delle nuove generazioni: è questo l'aspetto più significativo.

(**) Aggiornamento #1 del 6 gennaio 2020: è giunta ora la notizia che il tragico bilancio dei morti è purtroppo aumentato a 7. Leggi la notizia QUI

Aggiornamento #2 del 6 gennaio 2020: la notte successiva questa nota, a Senigallia due donne sono state investite e uccise da un 47enne ubriaco. Leggi la notizia QUI


Marco Brusati

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