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Otium e negotium: tempo libero e lavoro. L’etimologia ci suggerisce un aspetto illuminante per il tempo presente: il neg-otium è un non-otium, ovvero è il lavoro ad essere una pausa tra un tempo libero e l’altro e non è il tempo libero ad essere una pausa tra un lavoro e l’altro.

Questa centralità dell’otium è prepotentemente entrata nella cultura dei nostri figli, adolescenti e giovanissimi, favorita e spinta dai modelli mass-mediali dominanti. Mentre però l’antico otium comprendeva anche lo studio e la lettura (otium litterarum), il tempo libero dei nostri figli è percepito in maniera radicalmente nuova rispetto alle generazioni precedenti. Vediamone alcuni tratti distintivi.

Anzitutto, è tempo libero se «ci si diverte»: mentre è evidente che il tempo della scuola e del lavoro non facciano parte del tempo libero, è invece un fenomeno nuovo il fatto che leggere un libro, fare musica, stare in famiglia, ma anche incontrarsi in oratorio o in parrocchia siano percepiti come neg-otia, ovvero attività impegnate che non sono in grado di esaurire la sete di divertimento che si va a cercare altrove; anche lo sport è sempre meno percepito come tempo libero: del resto, cosa dire se una squadra d’oratorio chiede mediamente ai nostri figli tre o quattro pomeriggi settimanali per allenamenti e partita?

Inoltre, il tempo libero è un non-luogo e un non-tempo fuori dalla regola (s-regolato), dove gli avversari da superare non sono, per esempio, i competitor sportivi, ma le proprie possibilità e la propria resistenza, talvolta anche in termini di ore senza dormire, alcol o sostanze psicotrope.

Infine, il tempo libero è un tempo liberato dagli adulti delle relazioni quotidiane e vissuto fuori dai luoghi educativi: se ci sono adulti non ci si diverte; se si sta a casa con i genitori non ci si diverte;se si sta in oratorio o in parrocchia non ci si diverte, cosicché, poco a poco, il luogo-tempo del divertimento è diventato alieno, dove il trasgressivo si è fatto normale, il deviante fascinoso ed il criminale tollerato; sì, perché uno spacciatore fuori da scuola sarebbe arrestato, mentre in alcuni locali della movida è spesso considerato parte dell’arredo.

E le comunità cristiane dovrebbero prendere coscienza che, con buone e sante eccezioni, sono i loro stessi ragazzi quelli che hanno bisogno di un divertimento-altro, di un divertimento-fuori e di un divertimento-lontano, di un luogo-tempo dove vivono amare solitudini, prive di quegli adulti che si fregiano di essere loro educatori. Sono comunità talvolta dimentiche che l’oratorio di don Bosco evitava, tra l’altro, che gli adolescenti stremati dal lavoro ed abbandonati a loro stessi, si ubriacassero nelle piole, offrendo non percorsi alternativi, ma originali per fare comunione anche nel divertimento e dentro un progetto educativo autenticamente cristiano e, in quanto tale, totalizzante. Nelle comunità cristiane, mi chiedo, si sta facendo lo stesso? Si sta educando anche al tempo libero? Si stanno creando le condizioni affinché, per esempio, oratori e centri di aggregazione siano scelti dai nostri figli come luogo-tempo anche del loro divertimento o si è smesso di pensarlo anche solo come possibilità? Così assistiamo impotenti alle comunità cristiane che si svuotano dei nostri figli, che vanno a riempire i luoghi del divertimento, depositi artificiali in cui si rovinano i nostri frutti migliori; nell’età in cui dovrebbero maturare al sole della vita, al tempo della massima bellezza e dell’autentica fragilità, sono spesso aggrediti da parassiti che vivono dell’altrui morte spirituale.

Chi ha a che fare con adolescenti e giovanissimi sa che da un quinquennio il loro comportamento nella relazione con l’altro, la società, le istituzioni o le cose sta radicalmente cambiando e si fa fatica a comprenderne la ragione. Iniziare dall’educazione o dalla rieducazione al tempo libero, passando per una revisione critica dei modelli mass-mediali del divertimento, è un passo indispensabile da compiere al più presto, per aiutare i nostri figli a vivere liberi dall’ossessione del tempo libero.

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