Ppd222.png

8000.png

Chiedete alle maestre o ai maestri. Io lo faccio regolarmente e la risposta è sempre la stessa: «già in quinta elementare, capita spesso che i bambini abbiano visto almeno una volta dei filmati hard» [Redazione - Adolescienza].

L'accesso alla pornografia a partire dalle elementari consente non solo di assistere ad atti sessuali di ogni forma e tipologia, ma espone a centinaia di migliaia di video di esplicita violenza a sfondo sessuale. In più, anche i bambini e le bambine che non hanno accesso a questi siti sono continuamente esposti a modelli erotici a partire dall'età prescolare, come evidenzio nei diversi editoriali di questo Blog. 

Nel silenzio del mondo educante, delle agenzie educative e purtroppo anche delle comunità cristiane, si è rotto l’argine che divideva l’infanzia dall’età adulta, il consentito dal vietato ai minori. Siamo in piena sexual deregulationChi si oppone alla normalizzazione di questo fenomeno è ormai visto come un retrogrado figlio del passato, un sessuofobo con desideri inconfessabili, mai liberato e degno di scomparire dalla storia, trovandosi sul suo lato sbagliato. Chi vede la problematicità della malizia crescente negli occhi di bambini sempre più piccoli è tollerato come un residuato culturale destinato ad essere travolto dalla slavina della modernità. Tra silenzi ed ipocrisie, in meno di una generazione si sono rovesciati i tabu, trascinandosi dietro anche la TV generalista oltre a quella tematica.

In questo clima sociale, due gravi fatti ci avevano raggiunto e scosso come inaccettabili poco più di un anno fa. Il primo: la «Chat dell'orrore» in cui 20 ragazzini, di cui ben 7 di 13 anni e il più grande di 17, erano soliti «scambiarsi immagini con contenuti a carattere pedopornografico e cosiddetti file gore, ultima frontiera della crudeltà, con video di suicidi, decapitazioni, squartamenti e mutilazioni di persone, in qualche caso di animali» [Redazione - Ansa]. Il secondo: la scoperta di una coppia di 17enni che «sono riusciti ad accedere, pagando in criptovalute, a siti nascosti per assistere a violenze sessuali e torture praticate in diretta da adulti su minori, interagendo con i protagonisti delle stesse violenze e richiedendo sevizie sui corpi dei bambini» [Redazione - TgCom24].

Che questi due episodi non fossero isolati ci è stato confermato alcuni giorni fa da «un grande sondaggio» elaborato da Protect Children, organizzazione no profit finlandese. «L’analisi si è basata sulle risposte di oltre 10mila persone da tutto il mondo, che hanno visto online abusi su minori. Il 70 per cento degli intervistati ha visto per la prima volta materiale pedopornografico quando aveva meno di 18 anni. Di questi, il 40 per cento aveva meno di 13 anni quando è stato esposto per la prima volta a immagini illegali di bambini. Inoltre, come riporta il Guardian, un terzo degli “spettatori” ha affermato di aver tentato di contattare direttamente i bambini interessati». L’età media delle persone accusate di reati gravi è di 15 anni e le vittime sono per la gran parte bambine: «il 45 per cento ha risposto che si trattava di ragazze di età compresa tra i quattro e i 13 anni, mentre solo il 18 per cento ha affermato di aver guardato i ragazzi. Gli altri hanno affermato di aver visto materiale “sadico e violento” o immagini di bambini piccoli». Don Fortunato di Noto, presidente e fondatore di Meter Onlus che da oltre trent'anni opera in favore dei bambini vittime di violenza online, ha commentato inquadrando correttamente il fenomeno: «è in corso una ipersessualizzazione dei ragazzi, una ‘digitalizzazione sessuale’ come la chiamo io, e non c’è la percezione del danno che queste forme comunicative stanno arrecando. I guru della comunicazione già dieci anni fa dicevano che non abbiamo capito l’entità dei danni che stiamo facendo al cervello dei bambini»  [M. Coscetta - Huffington Post].

È oggi un dovere educativo, culturale, ecclesiale e politico chiedersi se non ci sia una correlazione non causale tra un sistema sociale e mediale che non protegge i più piccoli da una sessualizzazione precoce, l'accesso precocissimo alla pornografia anche violenta e le perversioni evidenziate dai fatti sopra riportati. Gli indizi c'erano. Oggi ci sono anche i fatti.

Altri contenuti su argomenti analoghi e ancora attuali: QUI QUI QUI 

Conferenze disponibili in Formazione. Altri scritti suddivisi per categoria in Musica & VideoSocial & SmartphonePolis & SocietasMy Life. Note biografiche e contatti in Bio&Co.

 

mb5.pngNuova edizione riveduta e aggiornata
Copyright
Crediti fotografici

 

 

 

Fenmed 2000x500
Polis 2000x500
Bnt222
ATTIVITA
Form222
News 2000x500