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18000.png«Ama il prossimo tuo, ma puoi vendicarti se ti fa un torto. Rispetta tutti, ma se ti va puoi insultare le donne o chi non ti piace». Non è l’inizio di un decalogo schizofrenico, ma il tipo di messaggi che i giovanissimi, financo i bambini,  ricevono ogni giorno da soggetti diversi.

La prima parte da chi li educa a casa, a scuola, in parrocchia, mentre la seconda parte dai loro idoli musicali, che essi vedono, ascoltano, amano, seguono 24 ore al giorno nella solitudine degli smartphone, magari regalati alla Comunione o alla Cresima; il tutto avviene dunque nello stesso tempo e nello stesso spazio, senza che gli educatori si accorgano della dirompente importanza degli idoli musicali nella formazione dell'identità personale.

Un sondaggio curato dall’associazione Hope tra i giovanissimi frequentanti gli oratori del norditalia e finalizzato a scoprire quali fossero i loro idoli artistici ci aiuta ad accendere un faro su quali messaggi arrivino indisturbati ed incostrastati attraverso il potentissimo linguaggio musicale; si tratta, come vedremo, di temi educativamente rilevanti. Facciamo un viaggio tematico tra le produzioni di tre di questi Artisti.

La porno-vendetta (revenge porn). Si tratta della condivisione pubblica di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti, spesso utilizzata come vendetta per un tradimento (che resta riprovevole) o per una storia finita male: dopo aver provocato diversi suicidi, è divenuta una pratica illegale in Australia, Germania, Israele, Canada, Regno Unito e oltre metà degli Stati Uniti; in Italia è stata approvata la legge denominata Codice rosso, che la sanziona con pene fino a sei anni di carcere*. Nel mentre, dentro i cellulari dei giovanissimi in oratorio, troviamo il video «Se preparó» di Ozuna, 1,4 miliardi di visualizzazioni, che racconta di una ragazza tradita che, di nascosto, riprende il fidanzato in intimità con la sua rivale e pubblica online le immagini dell’incontro, compiendo la sua porno-vendetta. Anzitutto nessuno si sogna di dire che il tradimento sia da leggere in una chiave positiva; tuttavia, nel video assistiamo ad una rappresentazione plastica di quello che nella vita quotidiana gli adulti chiedono ai giovanissimi di non fare, mai. Dobbiamo constatare che, già di suo e con cause ovviamente più complesse di una canzone, il fenomeno del revenge porn è una pratica non aliena alle relazioni affettive, come ha cercato di documentare «Nudes» discussa serie Tv andata in onda su Rai Play [S. Fisco -  Il Giornale] e che risulta essere fonte di preoccupazione soprattutto per le giovanissime, come conseguenza di un'altra pratica assai diffusa, il sexting, come viene evidenziato dall'Osservatorio Indifesa 2020 [Redazione - Gazzetta del Sud]. Purtroppo però, senza interventi adulti che guidino i ragazzini-bambini a capire che quanto vedono ed ascoltano in una canzone di successo può diventare problematico nella vita quotidiana, quella canzone finisce per avere più peso nell'educazione personale e sociale dei corsi sul rispetto e delle leggi dello Stato, andando anche oltre l'intenzione dell'artista.

Aggressioni sessuali verbali. Diversi idoli dei giovanissimi usano un linguaggio sessualmente aggressivo: il rapper americano XXX Tentation, trovato nelle playlist dei giovanissimi, ne è un esempio quando dice: «tr**a, chi è il tuo uomo? non riesco a tenere il mio ca**a dentro le mie mutande»; «lei non vuole che siamo amici: così io le do il ca**o e amen» [«Look at me»]; è il caso di evidenziare che la vita di questo artista è stata travagliata, con diversi arresti per furto, rapina e violenza domestica sulla fidanzata incinta, prima di essere ucciso a soli 20 anni; tuttavia, la compassione che si prova per un giovane morto ammazzato e la condivisione del dolore dei suoi familiari non può farci tacere la problematicità di questo progetto artistico per dei ragazzini-bambini che, come idolo indiscusso, hanno anche Sfera Ebbasta che canta: «Hey tr**a! vieni in camera con la tua amica po*ca; quale? quella dell'altra volta; faccio paura, sono di spiaggia; vi faccio una doccia, piñacolada; bevila se sei veramente grezza, sputala poi leccala; limona**vi; 'ste putt**e da backstage sono luride; che simpaticone! vogliono un ca**o che non ride; sono scorcia-tr**e; siete facili, vi finisco subito [«Hey tipa»]. 

Sapendo che le parole non sono neutre, ma creano un clima culturale che cambia il costume, la percezione del bene e del male, il codice moraleci sono tre brevi considerazioni conclusive da fare, ci sono tre brevi considerazione a margine da fare.

La prima: è necessario sfatare il mito adulto del «queste cose le hanno sempre cantate e noi siamo cresciuti senza problemi». È vero che la musica, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, ha presentato modelli di vita non certo da educande, con tutto il suo carico di trasgressioni di ogni tipo; ma non è mai successo, prima della maturità tecnologica dello smartphone avvenuta intorno al 2005, che bambini e ragazzini, bambine e ragazzine potessero fruire di simili progetti ad ogni ora del giorno e della notte, a milioni, contemporaneamente in tutto il mondo e a costo zero; che ne avessero accesso senza alcun ostacolo da superare, fossero anche i soldi chiesti ai genitori per comprare un disco o andare ad un concerto; che fossero resi disponibili nella solitudine delle loro camerette lontano da sguardi adulti ed educanti: certo, la musica sta insieme a molto altro, ma fa sempre da apripista a tutto il resto. Questo, che piaccia o no, che lo si ritenga importante o no, non era mai successo e, quindi, occorre considerarlo un unicum storico, a cui va data immediata quanto adeguata importanza.

La seconda: è bene che il mondo educante comprenda una volta per tutte che non si tratta solo di cantanti, ma di promotori di modelli di vita che in-segnano con maggiore efficacia di educatori professionali, docenti, genitori e anche sacerdoti; inoltre, sono diffusi globalmente e offrono la rassicurante protezione del gregge.

La terza: è un peccato di omissione avere dei giovanissimi in oratorio - o nelle scuole- e non cogliere l’occasione provvidenziale per capire cosa amano, cosa seguono, cosa ritengono bello e degno di ammirazione e, insieme a loro, decodificare e capire, ma anche guidare, ammonire, correggere, recuperare.

Ma, forse, la paura di perdere il consenso dei giovanissimi impedisce tutto questo, facendo fermare il mondo educante sul confine invalicabile di uno smartphone, come se non facesse parte della vita reale; a tal proposito, condivido un ammonimento che mi fece un vecchio sacerdote, decenni or sono: «Chi tace per paura di perdere i ragazzi, li perderà di sicuro». 

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