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Senza freni morali, educativi e legali, procede inarrestabile la programmazione di Big Mouth, il cartoon di Netflix di cui è appena stata annunciata la produzione della  terza stagione. Si propongono quattro riflessioni per evidenziare la grave problematicità di un prodotto sessualmente esplicito, che ha per protagonisti ragazzini-molto-bambini. Il tutto, nel silenzio del mondo adulto ed educante, che risulta problematico quanto la serie TV.

Netflix ha annunciato che partirà la produzione della terza stagione di Big Mouth. Ne hanno dato notizia le agenzie di stampa specializzate, con un tono tra l’entusiasta, il solerte e il prono alle veline dei grandi potentati della comunicazione mediale. Letta come viene presentata, sembrerebbe una notizia come le altre, ma non lo è: vediamo perché.

Anzitutto, cos’è Netflix? È un colosso globale di distribuzione in streaming di film e, soprattutto, di serie televisive, che, una volta rilasciate sulla piattaforma, possono essere viste tutte le volte che si vuole e senza limiti di orario (tecnicamente “on demand”). Ha 125 milioni di utenti nel mondo, perlopiù famiglie, per cui il numero dei fruitori può ragionevolmente attestarsi intorno al mezzo miliardo. Per il 2018, ha investito 8 miliardi di dollari in nuove produzioni, secondo quanto dichiarato dal CEO Reed Hasting.

Cos’è Big Mouth? E’ una serie animata statunitense, prodotta appunto da Netflix, che narra l’ingresso nella pubertà di alcuni amici, Nick, Andrew, Jessi, Jay e Missy, sotto la guida di Maurice e Connie, sboccatissimi Mostri degli Ormoni rappresentati come demoni melliflui e tentatori, iconograficamente riconducibili allo spirito del male di biblica memoria. Gli episodi sono tutti un “susseguirsi di battutacce, doppi sensi e scene talmente esplicite da rasentare la pornografia” che ne fa “una roba decisamente per adulti”, come ammette, pur in un articolo elogiativo, la rivista Rolling Stones. 

Senza entrare nei particolari più scabrosi e solo per dare qualche esempio, si presentano ragazzini e ragazzine in azioni autoerotiche, nudità esplicite, relazioni sessuali di diverso tipo tra minori e persino un padre che dice al suo giovanissimo figlio che va bene guardare e toccare le parti intime di un altro uomo. 

Tra le molte, le questioni più urgenti sono quattro.
La prima: a chi è diretto il cartoon? Il cartoon è ufficialmente vietato ai minori di 15 anni negli USA e di 16 da noi. In realtà, il divieto è la classica foglia di fico, poichè sono gli stessi produttori tramite i corifei dell'informazione a promuoverlo tra i prepuberi, che possono così essere guidati, si fa per dire, nelle prime fasi dello sviluppo sessuale.

La seconda: quanti anni hanno i protagonisti? I protagonisti vengono ufficialmente descritti come studenti di scuola media, di circa 13 anni, ma, anche qui, alle parole non seguono i fatti visibili, poiché alcuni protagonisti sono graficamente rappresentati, per altezza e forme, come bambini o bambine di pochi anni; quale ragazzino di 13 anni seduto su una sedia arriva con i piedi a 30 centimetri da terra? Quale ragazzina di 13 anni è poco più alta di un tavolo o arriva all'altezza della cintura dei genitori? In più, le ragazzine sono prepuberi, giacché un episodio gira attorno al menarca di una protagonista, cosa che la rende, prima di quell'episodio, tecnicamente prepubere ed inserita in un contesto altamente erotizzato.

La terza: è legale tutto questo in Italia? La Suprema Corte di Cassazione (Sez. III, sent.22265/17), ha stabilito che sono penalmente rilevanti ai fini dei reati di distribuzione, cessione e  detenzione di materiale pedopornografico anche i disegni, i fumetti e le pitture, ovvero le rappresentazioni di fantasia che non vedono in alcun modo un coinvolgimento del minore. Alla luce di questa sentenza del 2017, Big Mouth non sarebbe legalmente visionabile in Italia, soprattutto per la motivazione che sta alla base della sentenza, ovvero quella di difendere dalle fantasie marcescenti di certi adulti non il singolo bambino, ma i bambini come categoria.
In più, chi ha dimestichezza con la realtà mediale e virtuale sa che sono ormai disponibili online dei giochi a sfondo erotico con personaggi grafici in tutto e per tutto uguali a persone in carne ed ossa, che l’utente può costruire con le caratteristiche fisiche che desidera e a cui può  comandare, tramite appositi programmi  o applicazioni, di fare quello che vuole, incluse le più turpi ed aberranti pratiche. Tuttavia, sul mercato per così dire legale, almeno non sono disponibili personaggi-grafici-bambini, che sono invece protagonisti di un programma ad elevato tasso erotico come Big Mouth, ormai stabilmente presente nelle Tv di casa nostra.

La quarta: come ha reagito il mondo adulto ed educante? Dopo il lancio della prima serie, negli Stati Uniti si è mosso qualche gruppo di contestazione e boicottaggio di Netflix; in Europa, nel 2017, è partita una petizione di Citizen Go per fermare la programmazione, che ha raccolto oltre 110mila firme: troppo poche per contrastare il colosso americano.
In Italia non ci sono state reazioni: sarebbe da capire dove siano finiti tutti gli accompagnatori educativi  che pullulano nelle scuole e financo nelle nostre comunità cristiane; sarebbe interessante scoprire se ci sia stato almeno un educatore, almeno in una parrocchia, che ne ha parlato criticamente con i ragazzini e le ragazzine che da due anni sono incollati ad una serie TV che li dipinge come schiavi di un istinto senza freni e in cui degli adulti li inducono ad avere bisogni sessuali ancora inespressi, spiegando precocemente ogni possibile pratica erotica e variante d’accoppiamento, offrendo come unica soluzione la soddisfazione dell'istinto sessuale, qualunque, dovunque, con chiunque.

Siamo purtroppo in presenza di una sorta di ossessione adulta per la sessualizzazione precoce:  che lo si voglia o no, piaccia o no, si capisca o no, si faccia apposta o no,  questo tipo di rappresentazione dei minori rischia di far compiere un altro passo avanti verso l’accettazione sociale della pedofilia: siamo già alle prove generali.

 

Marco Brusati

 

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