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In questo periodo di educazione tutta zucchero e marmellata, tutta politicamente corretta e attenta a non offendere mai nessuno, un intervento come questo è uno schiaffo morale salutare. E che ci svegli, mi auguro.

Esther Arén Vidal è Ispettrice-capo della Polizia spagnola, la cui missione è contrastare gli abusi sui minori: è una che il male lo incontra tutti i giorni nei volti distrutti e nei corpi violati di bambine e bambini, ragazzini e ragazzine. In un’intervista rilasciata a Radio Onda Cero e ripresa dal sito spagnolo Religion en Libertad, ha pestato duro su molte convinzioni radicate nell’educazione, anche negli oratori e nelle comunità cristiane: da “il male c’è sempre stato” a “non possiamo demonizzare la tecnologia” fino a “i bambini nascono col cellulare in mano”. 

Dopo aver evidenziato che, anche in rete, “dove ci sono bambini, ci sono pedofili”, la Arén Vidal ha fatto emergere un elemento sconcertante: nella rete, chi abusa dei minori, non è solo l’adulto, ma, sempre più spesso, è un coetaneo poco più che bambino. E' il cosiddetto cyber-bullismo che va dalla presa in giro, allo scambio di foto intime (sexting), alla violenza verbale, all’istigazione al suicidio: questo è un fatto nuovo, in crescita e preoccupante. E quando si verifica un abuso digitale – suggerisce l’Ispettrice - non bisogna trattare la cosa come un semplice conflitto tra le parti, ma come un reato, “anche se chi abusa ha 13 anni e per questo non andrà in prigione”, ma può vedere, capire ed essere educato al fatto “che le azioni hanno conseguenze”.

E continua: “se dai a un minore un’auto, senza patente, senza accompagnarlo, è chiaro che non uscirà illeso. Ora, ai bambini stiamo dando terminali di ultima generazione perché vadano a 200 all’ora per la rete senza che abbiano idea” di cosa stanno facendo. Per questo “non si deve dare un cellulare a chi ha meno di 12 anni, tanto meno con la connessione a Internet. Whatsapp non si deve avere fino ai 16 anni e lo dice la stessa rete Whatsapp anche se questo quasi nessuno lo sa”. Se poi parliamo dei Social Network che spingono all’anonimato come ThisCrush o alla cancellazione dei dati come Snapchat, occorre dire una sola cosa: questi, mai! E i genitori li cancellino pure dai cellulari dei loro figli, affinché possano dialogare, anche in rete, ma alla luce del sole e non di nascosto.

Sono parole dure che ci vengono suggerite da una donna, mamma di due adolescenti, Ispettrice di polizia impegnata nel contrasto degli abusi sui minori: una che sa cosa dice, mica come quelle starlette o quegli opinion leader del “vietato vietare” che devono compiacere l’editore, che deve compiacere il politico, che deve compiacere la lobby, che deve compiacere i finanziatori; mica come quell’educatore d’oratorio con la sciarpa multicolore, che deve compiacere ragazzini e ragazzine che “sennò se ne vanno” e che “sennò chissà i genitori che menate mi fanno”; e quindi evita di dire parole che siano un lontanissimo parente di un “no”, duro, ma che salva.
Ecco, in questo periodo di educazione tutta zucchero e marmellata, tutta politicamente corretta e attenta a non offendere mai nessuno, un intervento come questo è uno schiaffo morale salutare. E che ci svegli, mi auguro.

Marco Brusati

 

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